In Evidenza Dermatite bovina, salgono a tre i focolai: cresce l’allarme

Dermatite bovina, salgono a tre i focolai: cresce l’allarme

Nuovi casi tra Muravera e Villaputzu: coinvolti 178 capi, timori per la diffusione del virus

Sale il livello di allerta in Sardegna per la diffusione della dermatite nodulare bovina, con il numero dei focolai che raggiunge quota tre nel Sud-Est dell’isola. Dopo il primo caso accertato nei giorni scorsi a Muravera, il bollettino epidemiologico nazionale veterinario ha confermato altri due allevamenti colpiti: uno ancora nello stesso territorio e un altro nel comune di Villaputzu.

Complessivamente, sono 178 gli animali contagiati, mentre le misure sanitarie attivate prevedono restrizioni severe per contenere il virus. Tra queste, il blocco della movimentazione dei capi nel raggio di 20 chilometri, con un impatto diretto su oltre 2.300 bovini appartenenti a 83 aziende zootecniche.

A esprimere forte preoccupazione sono le organizzazioni agricole, che sottolineano i rischi di una nuova emergenza per il comparto. “Esprimiamo profonda preoccupazione per il focolaio di dermatite nodulare bovina accertato nel comune di Muravera, che sta determinando il blocco totale della movimentazione dei capi nel raggio di 20 chilometri, coinvolgendo 2.331 bovini appartenenti a 83 aziende zootecniche”, ha dichiarato Tore Piana, presidente del Centro Studi Agricoli.

Particolarmente critico, secondo Piana, è il fatto che l’allevamento in cui è stato individuato uno dei focolai risultasse regolarmente vaccinato. Una circostanza che solleva interrogativi sull’efficacia delle strategie di prevenzione attualmente adottate. Il Centro Studi Agricoli evidenzia infatti come alcuni studi suggeriscano che i vitelli nati da capi vaccinati possano non sviluppare un’immunità adeguata, esponendo intere mandrie al rischio di contagio.

Alla preoccupazione sanitaria si aggiunge quella economica. Secondo le associazioni di categoria, permane incertezza sulla possibile perdita dei premi della Politica Agricola Comune (PAC) per le aziende coinvolte, elemento che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione degli allevatori.

Anche la CIA Sardegna ha lanciato un appello alle istituzioni regionali, chiedendo un confronto immediato per fare chiarezza sulle misure adottate e pianificare interventi efficaci. “Ci rivolgiamo alla Regione affinché convochi con la massima urgenza un incontro con le associazioni di categoria e tutti i soggetti interessati, per informare sulle azioni già intraprese e concordare i prossimi interventi. Occorre scongiurare una nuova diffusione del virus negli allevamenti sardi”, hanno dichiarato il presidente Michele Orecchioni e il direttore Alessandro Vacca.

Il riemergere dei focolai tra Muravera e Villaputzu sta generando crescente apprensione tra gli operatori del settore, che solo recentemente avevano ripreso le attività in condizioni di normalità dopo precedenti emergenze sanitarie. E proprio per questo è durissimo l’intervento del consigliere regionale dei Riformatori, Aldo Salaris, che pochi giorni fa aveva avvertito sul pericolo di una recrudescenza della malattia.

“Lo avevamo detto, nero su bianco, diversi giorni fa. Oggi purtroppo i fatti ci danno ragione” scrive in una nota. “Non siamo di fronte a un evento imprevedibile, ma al rischio concreto che avevamo segnalato con la nostra interrogazione di circa 20 giorni fa. Senza prevenzione e senza interventi tempestivi, la malattia sarebbe tornata a colpire il comparto zootecnico sardo, e così è stato”. E alla Regione chiede che “si applichi subito l’ordinanza presidenziale e il protocollo operativo già esistente per il controllo della malattia e dei vettori“. L’ordinanza, infatti, prevede misure straordinarie di disinfestazione larvicida e adulticida su aree pubbliche e private, demandando alle Province un ruolo operativo centrale nel contenimento degli insetti vettori, principali responsabili della diffusione del virus.

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