Il Partito Sardo d’Azione attraversa una delle fasi più delicate della sua lunga storia. Tensioni interne, accuse di immobilismo e una crescente frattura politica stanno alimentando un clima di forte instabilità, culminato nella richiesta di convocazione urgente di un congresso.
A gettare benzina sul fuoco di una crisi che va avanti da tempo è una lettera aperta firmata dai segretari e presidenti già in carica: Silvano Cadoni, Giovanni Colli, Giovanni Columbu, Lorenzo Palermo, Efisio Pilleri, Giacomo Sanna ed Efisio Trincas, riguardante l’assemblea prevista il 24 maggio a Orgosolo. Nel documento si parla apertamente di una situazione di “grave criticità”, sia dal punto di vista organizzativo sia politico.
Nel mirino dei firmatari c’è innanzitutto il malfunzionamento degli organi interni, denunciando che “non sono mai stati nominati la direzione, la Commissione nazionale di garanzia, non sono stati completati gli organismi di tutela finanziaria ed economica”. Una struttura di fatto incompleta e incapace di operare pienamente. A questo si aggiunge il blocco del tesseramento e l’assenza di una rete territoriale efficiente.
Secondo quanto riportato, sarebbe stato inoltre impedito al Consiglio nazionale di ricostituirsi e riunirsi, una condizione che – sempre secondo i firmatari – rischia di compromettere la stessa sopravvivenza del partito.
La crisi non si limita agli aspetti organizzativi. Sul piano politico emerge una critica netta alla linea adottata dalla dirigenza, guidata dal segretario Christian Solinas e dal presidente Antonio Moro, protagonisti di recente anche di tensioni tra loro dopo l’apertura di Solinas al centrosinistra.
“Abbiamo pazientato, dal Congresso del 2024 in poi, sperando che, passata la stagione non esaltante del governo regionale affidata ad un sardista, si potesse riprendere la discussione
politica sulle cose vere che interessano la Sardegna e si svolgessero azioni in favore del suo popolo. Non abbiamo visto nulla di questo, ed anzi abbiamo osservato peggiorare il nostro Partito su questioni essenziali riguardanti la sua democrazia interna e la sua conduzione”.
Contestato anche l’orientamento sintetizzato nello slogan “stare con chi vince”, ritenuto dai firmatari lontano dai valori storici del sardismo. “Uno slogan del tutto opposto ai valori del sardismo, i quali invece ci richiamano alla parola chiara e aperta e alla ricerca di eventuali alleanze, non sulla scorta del silenzio, ma sulla base della maggiore condivisione dei programmi”.
In questo contesto, la richiesta è chiara. “È indispensabile un nuovo Congresso, da farsi con regole che garantiscano tutti, e per la creazione di una classe dirigente nuova, giovane, colta, sinceramente indipendentista, disponibile ad affermarsi nel Partito Sardo ed a sacrificarsi per esso”.
Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it






