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Massimiliano Medda: “Far ridere è un privilegio: in 40 anni ci siamo riusciti”

Risate, battute e tante esperienze diverse tra teatro, tv e feste di piazza in tutta la Sardegna: Massimiliano Medda racconta quarant'anni di carriera coi Lapola

Il 24 aprile del 1986 nascevano a Cagliari i Lapola, col proposito di portare in scena l’amore per la battuta e la risata. 40 anni dopo Massimiliano Medda, Stefano e Massimo Lorrai, insieme a Marco Camboni, Francesco Ghiani e Daniele Gastaldi ripercorrono una carriera colma di grandi successi ottenuti in ogni angolo della Sardegna. Portando al sorriso del pubblico atteggiamenti e linguaggi vissuti ogni giorno a Cagliari, spunto dell’attualità che li circondava. I loro sketch, le battute e i personaggi sono rimasti nell’immaginario collettivo. Basti pensare solo al Principe Azzurro, ai Fratelli Chessa, ad Aspiro Erba, ad Arreiga. Ma la lista è assai lunga.

Ma non sono stati protagonisti solitari di una storia magnifica. Il loro percorso li ha portati anche a duettare e a lanciare poi comici in grado di prendere una significativa strada professionale, come ad esempio Jacopo Cullin. È il beneficio di chi ha tracciato una strada, da cui prendere spunto e magari da replicare.

Massimiliano Medda, del gruppo, è stato ed è un po’ – come si direbbe per le band musicali – il frontman. Il mediatore tra genialità diverse, l’accompagnatore di battute esilaranti, capocomico di storie indimenticabili. Oggi guarda al passato per provare a tracciare una linea nel presente. Un po’ grazie a questo anniversario speciale, un po’ per le domande che gli vengono rivolte. Insomma, dalle emozioni che circolano nel cuore non si scappa.

Quarant’anni di storia dei Lapola. Cosa rappresenta per te la comicità?

Mi sono sempre chiesto che mondo sarebbe senza una risata… ridere fa bene e far ridere è un privilegio che noi dei Lapola abbiamo sempre cercato di mettere in pratica. E direi che a distanza di 40 anni ci siamo riusciti. Con il teatro prima e la televisione dopo abbiamo portato in scena lo slang Cagliaritano che a noi ha sempre divertito.

Da piccolo eri un bambino che tentava di far divertire gli altri?

No, e te lo può confermare la scrittore Francesco Abate con cui sono stato compagno di banco alle elementari. Ero timido e riservato. Diciamo “unu pagu soggettu”. Più avanti ho recuperato proprio grazie al teatro. Forse ho recuperato anche troppo (ride, ndr).

La scintilla quando è scattata?

Nel teatrino di Sant’Eulalia durante uno spettacolo organizzato dall’oratorio… la prima risata del pubblico ad una mia battuta ancora la ricordo. Da bambino mi è sempre piaciuta la comicità a partire dai film di Totò, Alberto Sordi e i fratelli De Filippo. Quando abbiamo iniziato con i Lapola il nostro riferimento era La Smorfia, di Troisi, Arena e Decaro. Avevano quel tipo di comicità, un misto tra teatro e cabaret al quale ci siamo ispirati. Nel primo spettacolo “Speriamo che venga qualcuno” nella scena ” Via Del bue e l’asinello” ci sono tanti spunti e qualche battuta copiata dalla loro scena dell’Annunciazione.

Niccolò Fabi disse in una intervista su Cagliaripad che nello scrivere e comporre musica ha meno ispirazione rispetto agli anni giovanili. Voi come riuscite a mantenere fresca la voglia di far divertire il pubblico?

Io credo che le cose migliori le fai all’inizio della carriera. Devi emergere, farti conoscere, dunque hai un sacco di idee. Pensa che noi facevamo uno spettacolo teatrale nuovo ogni anno. Ultimamente facendo trasmissioni televisive abbiamo sfruttato i personaggi presi dall’attualità tipo Franca Littera, il cantante dei Cugini di Campagna, Aspiro Erba e il politico sempre in auge Splendido Splendente.

Tik Tok, i trend, o i nuovi fenomeni comici possono suscitare ispirazione?

Non saprei, noi abbiamo iniziato nel 1986 quindi siamo preistorici, ai nostri tempi i social non c’erano e neanche i telefonini. Per fare una telefonata dovevi riempirti le tasche di gettoni. Questa domanda bisogna farla ai giovani comici… a me comunque non avrebbero ispirato.

Teatro, tv, feste di piazza. Qual è il luogo in cui ti sei sentito più “a casa”?

Sicuramente il teatro. Sono comunque tre situazioni diverse, tre fasi della nostra vita artistica. Il teatro è la situazione migliore, ti dà più soddisfazione e puoi rendere al massimo. Nelle piazze sei in un contesto diverso, mentre reciti ci è capitato di sentire “inserite il gettone” che proveniva dall’autoscontro, situazioni simpatiche ma con più distrazioni. In tv abbiamo fatto delle trasmissioni televisive su Videolina, alla fiera campionaria, con 4/500 persone. L’idea era quella di avvicinarci il più possibile al teatro.

Sarebbe troppo facile ridurre la tua esperienza solo alla comicità. Hai fatto anche tanto teatro non comico (o almeno non direttamente comico). Cosa ti ha lasciato dentro?

Ho avuto il privilegio di collaborare con il Teatro Lirico di Cagliari e fare esperienze dove recitavo con l’orchestra, tipo “Pierino e il lupo”. Poi spettacoli per i ragazzi delle scuole dove ho interpretato Mozart, Rossini e tanti altri. Cose tutte diverse e molto impegnative, dove comunque la comicità era sempre al servizio del personaggio che interpretavo… raccontare una storia utilizzando la comicità funziona sempre specialmente con i ragazzi.

Hai lavorato anche al cinema. Come ci sei arrivato?

Al cinema ci sono arrivato facendomi conoscere e soprattutto facendo dei provini perché il percorso è quello. Ho fatto piccole parti in diversi film. Mi piacerebbe fare qualche personaggio più strutturato: alcuni anni fa abbiamo scritto un lungometraggio con Marco Antonio Pani ambientato alla Marina. Un progetto che purtroppo si è arenato. E’ una commedia molto divertente, speriamo di poterla fare. L’ultima esperienza con Riccardo Milani invece mi ha permesso di lavorare con una grande produzione e di conoscere Virginia Raffaele, Aldo Baglio e Diego Abatantuono, attori che ho sempre stimato.

Di recente, ad esempio, la Rai ha deciso di investire in serie tv in diversi luoghi d’Italia (vedi Bari, Aosta). Perché la Sardegna non è tenuta in considerazione?

Sono convinto che arriverà anche quel momento, magari tra qualche anno vedremo Don Matteo ambientato a Gonnostramatza, Un posto al sole a Costa Rei e Sandokan a Monte Urpinu.

C’è ancora qualche sogno nel cassetto?

Segnare un gol col Cagliari nei minuti di recupero, contro la Juventus, e fargli vincere il secondo scudetto…ma dovrei allenarmi troppo e forse non ho più l’età (ride, ndr)

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