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Regione, alta tensione nel Campo Largo: Pd e M5s ai ferri corti | Cosa succede

Alta tensione nel Campo Largo in Sardegna dopo la bocciatura della proposta Manca sulla Consulta. Pd e M5s allo scontro politico

Crediti foto: Regione Sardegna

La bocciatura in Consiglio regionale della proposta sulla Consulta per l’emigrazione apre una nuova fase nei rapporti tra le forze del Campo Largo che sostiene la Giunta regionale. La seduta statutaria del primo ottobre, iniziata con l’approvazione del Defr 2027-2029, ha registrato infatti un voto a scrutinio segreto che ha respinto la sostituzione di Aldo Aledda, componente esperto dell’organismo.

Il provvedimento, proposto dalla Giunta su iniziativa dell’assessora al Lavoro Desirè Manca, è stato bocciato con 29 voti contrari, 19 favorevoli e un’astensione. La proposta prevedeva la sostituzione di Aledda con l’avvocata Sara Nicole Cancedda.

Il risultato ha provocato la reazione immediata del Movimento 5 Stelle, partito di Manca e della governatrice Alessandra Todde, che ha chiesto la sospensione dei lavori e la convocazione della Conferenza dei capigruppo. Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini ha quindi chiuso la seduta.

M5S: “Nessun legame con le commissioni”

Il Movimento 5 Stelle respinge intanto l’ipotesi che il voto possa essere collegato alla partita sul riassetto delle commissioni consiliari, tema destinato a tornare al centro del confronto politico.

“Giunge del tutto nuova la ricostruzione secondo cui quanto accaduto oggi in aula avrebbe a che fare con le presidenze delle commissioni attribuite al M5s”, affermano fonti del Movimento.

I pentastellati sottolineano di non aver chiesto modifiche rispetto agli equilibri attuali: “Partito che non ha chiesto né ottenuto nulla di più di quanto gli spetta sulla base della propria rappresentanza in Consiglio regionale. Presiede due commissioni e intende continuare a presiederne due“.

Il M5S contesta quindi l’eventualità che il Pd possa chiedere la cessione di una delle commissioni attualmente presiedute dal Movimento. “Non è però accettabile che, stando a quanto riportano gli organi di stampa, il Pd, che presiede quattro commissioni, chieda al M5s di cederne una“, affermano ancora le fonti pentastellate.

E avvertono: “Non potremmo accettare alcuna forma di ricatto politico“. Il Movimento precisa tuttavia di voler favorire il confronto interno alla maggioranza e conclude che attribuire ai pentastellati uno scontro sulle commissioni “significa quindi rappresentare una vicenda che, per quanto ci riguarda, semplicemente non esiste”.

Dal Pd: “Serve un chiarimento politico tempestivo”

Dal Partito Democratico arriva una posizione orientata al confronto. Il segretario regionale Silvio Lai riconosce la necessità di affrontare quanto accaduto nella seduta e invita le forze della coalizione a riportare le divergenze nelle sedi politiche.

“Il voto di oggi richiede un chiarimento politico tempestivo. Comprendiamo la preoccupazione espressa dal Movimento 5 Stelle e riteniamo utile un confronto in questa come in tutte le altre occasioni tra i partiti e con la Presidente”, afferma Lai.

Il segretario regionale del Pd aggiunge: “Il Partito Democratico è pronto a fare la propria parte. Quando ci sono opinioni differenti queste devono essere affrontate apertamente nelle sedi della coalizione, costruendo prima del voto la condivisione necessaria sulle proposte”.

Lai richiama infine le responsabilità comuni della maggioranza: “Servono ascolto e responsabilità da parte di tutti. Abbiamo assunto insieme un impegno con i sardi. Dobbiamo dare alla Giunta e al Consiglio le condizioni politiche per rispettarlo, a partire dalle risposte che i cittadini attendono sullo sviluppo, sulla sanità, sul lavoro e sui trasporti”.

Il centrodestra: “La vera sconfitta è di Todde”

Sul voto interviene anche il centrodestra, che legge la bocciatura come un segnale politico rivolto alla Giunta e alla presidente della Regione Alessandra Todde.

Il segretario regionale di Forza Italia Sardegna, Pietro Pittalis, sostiene che “la Giunta Todde è andata sotto e la vera sconfitta politica è della presidente della Regione”.

Pittalis sottolinea che la proposta era stata avanzata dall’assessora Manca e attribuisce alla presidente la responsabilità politica delle decisioni dell’esecutivo. Secondo il dirigente di Forza Italia, inoltre, la successiva richiesta del M5s di convocare la Conferenza dei capigruppo sarebbe indicativa delle tensioni interne alla maggioranza.

“Il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’Aula e ha chiesto la convocazione della Conferenza dei capigruppo. Una reazione che dice molto dei rapporti interni al Campo Largo e delle tensioni sempre più profonde tra Pd e M5s”, afferma Pittalis.

Il coordinatore forzista allarga poi la critica alla gestione complessiva della Regione, richiamando in particolare il tema della sanità e sostenendo che la maggioranza dovrebbe concentrarsi sulle emergenze dell’Isola.

Deidda: “Fallimento politico del Campo largo”

Duro anche il commento del deputato di Fratelli d’Italia Salvatore Deidda, che interpreta il voto come una frattura interna al centrosinistra.

“Oggi nell’Aula del Consiglio Regionale della Sardegna si è consumato il fallimento politico del Campo Largo“, afferma Deidda, sostenendo che il voto segreto abbia evidenziato divisioni all’interno della maggioranza.

“Mentre il centrosinistra sperava e lavorava per provare a incrinare l’unità del centrodestra, dimostratosi invece, come consuetudine, compatto, lo scrutinio segreto ha bocciato la proposta della Giunta regionale. Un ironico scherzo del destino: chi di voto segreto ferisce, di voto segreto perisce, e i franchi tiratori interni alla sinistra hanno certificato una coalizione ormai allo sbando“.

Poi ironizza su Manca: “In questo scenario l’Assessore dell’Emigrazione Desirè Manca è stata giustamente punita dalla sua stessa maggioranza per le continue intromissioni nel mondo dell’emigrazione. Non si tratta di una questione meramente politica, ma di rispetto istituzionale: non si possono utilizzare i nostri emigrati come proprie pedine personali. È necessario rispettarne l’autonomia e la democrazia interna”.

Ora il vertice di maggioranza

La giornata lascia quindi aperto il tema del confronto politico all’interno del Campo Largo. Il M5s ha chiesto un vertice di maggioranza per affrontare quanto accaduto, mentre il Pd ha manifestato la propria disponibilità a partecipare al confronto.

Sul tavolo non c’è soltanto il voto sulla Consulta regionale per l’emigrazione. Restano infatti da definire gli equilibri politici della seconda parte della legislatura, compreso il riassetto delle commissioni consiliari.

La vicenda della Consulta nasce da una procedura già accompagnata da rilievi in commissione: la Sesta commissione aveva espresso parere favorevole alla proposta di revoca e sostituzione, ma aveva precedentemente evidenziato dubbi sulla motivazione e possibili profili di contenzioso.

Il voto segreto dell’Aula ha ora trasformato quella vicenda amministrativa in un caso politico per la maggioranza regionale, con Pd e M5s all’ennesima fase di tensione nella sola prima metà di legislatura.

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