La morte della guardia giurata di 47 anni di Olmedo, Carlo Sanna, colpita da un infarto durante un giro di controllo alla diga del Cuga, riaccende l’attenzione sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori impegnati in impianti isolati e in contesti caratterizzati da difficoltà logistiche.
A intervenire è la Femca Cisl Sardegna, che richiama le segnalazioni già effettuate dal sindacato sulle modalità di conduzione degli impianti di potabilizzazione e depurazione, dove in alcune realtà le attività vengono svolte da un singolo operatore.
La criticità del lavoro in solitudine
Secondo la Femca Cisl, il problema non riguarda esclusivamente la sorveglianza degli impianti. Le mansioni svolte dagli operatori possono infatti comprendere anche interventi operativi complessi e gravosi, rendendo particolarmente delicata la gestione delle emergenze quando il lavoratore si trova da solo.
Il sindacato sottolinea inoltre come la presenza di sistemi tecnologici avanzati non sia sempre sufficiente a garantire un intervento tempestivo.
Tra questi vengono citati i dispositivi man-down, progettati per segnalare automaticamente situazioni nelle quali l’operatore potrebbe trovarsi a terra o in difficoltà.
La conformazione degli impianti e la loro dislocazione geografica, sostiene la Femca Cisl, possono però rendere complesso, soprattutto in caso di emergenza, assicurare un soccorso rapido ed efficace.
“La sicurezza non può essere discussa solo dopo una tragedia”
Il sindacato esprime quindi preoccupazione per il fatto che il tema della sicurezza torni al centro dell’attenzione soprattutto dopo episodi drammatici.
“Non possiamo rassegnarci a far sì che la sicurezza sul lavoro diventi oggetto di dibattito soltanto di fronte a una vita spezzata” dichiara la Segreteria della Femca Cisl Sardegna.
“I dispositivi di protezione tecnologici sono strumenti utili, ma non possono sostituire la presenza umana né superare i limiti imposti dall’isolamento logistico. Ribadiamo con forza un’attenzione e una sensibilità maggiore da parte delle aziende del settore per superare la prassi del lavoro in solitudine negli impianti complessi e garantire presidi operativi capaci di tutelare davvero la vita e la salute di chi lavora”.
La Femca Cisl Sardegna chiede quindi una maggiore attenzione da parte delle aziende del settore e un ripensamento dell’organizzazione del lavoro negli impianti più complessi e isolati, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i rischi legati al lavoro in solitudine e rafforzare i presidi a tutela dei lavoratori.
La vicenda della diga del Cuga riporta così in primo piano un tema che, secondo il sindacato, non dovrebbe essere affrontato soltanto dopo il verificarsi di una tragedia, ma attraverso una prevenzione costante delle condizioni di rischio.
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