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41 bis e sbarchi, il Siulp: “La Sardegna non può diventare la Cayenna d’Italia”

Il sindacato della Polizia lancia l’allarme dopo l’arrivo dei primi detenuti a Uta: “Servono uomini e strutture. La sicurezza ha un costo organizzativo e umano”

“La Sardegna non può diventare la Cayenna d’Italia”. È il messaggio lanciato dal Siulp Sardegna dopo l’arrivo nel carcere di Cagliari-Uta dei primi detenuti sottoposti al regime del 41 bis e in vista dei successivi trasferimenti nell’Isola. Il sindacato denuncia una situazione già definita critica per gli organici della Polizia di Stato e chiede un piano straordinario e strutturale di potenziamento.

Secondo il Siulp, l’incremento delle responsabilità legate alla gestione del circuito di massima sicurezza si aggiunge a una serie di compiti che già impegnano quotidianamente gli operatori sul territorio regionale. “La situazione è già oggi estremamente difficile. Quando arriveranno gli altri detenuti sarà inevitabilmente peggio, se lo Stato non accompagnerà queste decisioni con un piano straordinario e strutturale di rafforzamento della sicurezza in Sardegna”, afferma Giuseppe Caracciolo del Siulp Sardegna.

Dall’immigrazione al turismo

Il sindacato richiama anche quanto accaduto recentemente a Olbia, considerato un ulteriore segnale della difficoltà di garantire contemporaneamente servizi ordinari e interventi straordinari. Quando si verificano emergenze che richiedono un impiego aggiuntivo di personale, sostiene il Siulp, emergerebbe con maggiore evidenza la fragilità di un sistema costretto a redistribuire gli stessi operatori su più fronti.

Tra le attività che gravano sulla Polizia di Stato ci sono la gestione dell’hotspot di Monastir e del CPR di Macomer, i servizi di ordine e sicurezza pubblica durante la stagione turistica, la vigilanza negli aeroporti, nei porti, sulle strade e nelle stazioni ferroviarie, oltre alle attività ordinarie delle Questure e delle Specialità.

A questo quadro, secondo il Siulp, si aggiungono anche gli episodi di arrivi improvvisi di migranti sulle coste sarde, che richiedono l’attivazione delle forze dell’ordine in contesti caratterizzati da condizioni di incertezza e potenziali criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica.

“Non possiamo spostare gli stessi pochi poliziotti”

Il sindacato pone quindi l’accento sulla progressiva riduzione dei presidi territoriali e sulla necessità di rivedere alcune delle scelte effettuate negli anni.

“Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze spostando gli stessi pochi poliziotti da un servizio all’altro”, sottolinea Caracciolo. “Ogni nuova esigenza rischia di essere coperta indebolendo qualcos’altro. Non è questa la programmazione della sicurezza di cui la Sardegna ha bisogno”.

Il Siulp valuta positivamente la prevista riapertura della Polizia Stradale di Ozieri, considerandola però soltanto un primo passo. “Abbiamo combattuto a lungo e ottenuto la riapertura della Stradale di Ozieri, abbiamo dimostrato che quella fu una scelta politica scellerata e continueremo ancora finché la classe politica non ammetta l’errore e riconsideri quelle scelte”.

Tra le richieste avanzate dal sindacato figura anche la riapertura delle Squadre Nautiche, ritenute particolarmente importanti per una regione insulare che durante i mesi estivi registra un forte incremento delle presenze lungo le coste. Il Siulp sollecita inoltre la riapertura del Posto Polfer di Macomer e, più in generale, una rivalutazione dei presidi della Polizia di Stato soppressi negli anni.

“Non accetteremo che la Sardegna venga caricata di nuove e delicatissime responsabilità senza ricevere uomini e mezzi adeguati”, conclude Caracciolo.

“Se qualcuno immagina di trasformare l’Isola nella Cayenna d’Italia, deve sapere che la sicurezza ha un costo organizzativo e umano. I poliziotti sardi stanno già facendo molto più di quanto gli attuali organici consentirebbero. Non aspettiamo che accada qualcosa di grave per scoprire quello che oggi è già evidente: siamo in sofferenza”.

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