Quando si parla di laghi in Sardegna, l’immagine non è quella dei grandi specchi d’acqua alpini. L’isola ha una storia lacustre particolare: quasi tutti i suoi principali laghi sono artificiali, nati dallo sbarramento dei fiumi attraverso grandi dighe. L’unica eccezione naturale di rilievo è il lago di Baratz, nella Nurra, vicino ad Alghero. Dietro questi bacini c’è quindi una storia di ingegneria, agricoltura, produzione energetica e, oggi più che mai, gestione di una risorsa diventata strategica.
Omodeo, il grande cuore d’acqua dell’isola
Il protagonista assoluto è il lago Omodeo, formato dallo sbarramento del Tirso. La sua origine risale ai grandi progetti idraulici del primo Novecento e alla diga di Santa Chiara, completata nel 1924. L’opera trasformò radicalmente il territorio, consentendo di accumulare acqua per l’irrigazione, produrre energia e regolare le piene del fiume. Il bacino arrivò a essere considerato, per lungo tempo, il più grande lago artificiale d’Europa.
Oggi l’Omodeo continua ad avere un ruolo centrale nel sistema idrico regionale. E il suo futuro è ancora al centro degli interventi infrastrutturali: nel febbraio 2026 la Regione ha annunciato il proseguimento delle prove sulla diga di Cantoniera-Eleonora d’Arborea, con l’obiettivo di aumentare la capacità di regolazione dell’invaso. Le abbondanti piogge dell’inverno avevano portato il volume invasato a quasi 492 milioni di metri cubi.
Il Flumendosa: un sistema di laghi collegati
Se l’Omodeo rappresenta il grande bacino del centro Sardegna, il Flumendosa è un vero e proprio sistema idraulico. Il fiume, lungo circa 127 chilometri, nasce sulle pendici del Gennargentu e attraversa una parte consistente della Sardegna orientale e meridionale. Lungo il suo corso sono stati realizzati diversi invasi, tra cui quelli dell’Alto Flumendosa, di Nuraghe Arrubiu e del Flumineddu.
Il sistema è ancora più articolato perché le acque possono essere trasferite verso il lago Mulargia attraverso gallerie e quindi indirizzate verso il Campidano. Non si tratta dunque semplicemente di “laghi”, ma di una grande infrastruttura idraulica nella quale invasi, condotte e canali lavorano insieme per assicurare acqua all’agricoltura, agli usi civili e alla produzione energetica.
Coghinas, Liscia e gli altri bacini del Nord
Nel Nord dell’isola spicca il lago del Coghinas, uno dei principali invasi artificiali sardi. A questo si aggiungono altri bacini importanti, come quelli del Liscia, del Temo, del Cedrino e del Posada. La distribuzione delle dighe segue una logica precisa: intercettare l’acqua dei corsi d’acqua, spesso caratterizzati da portate molto variabili, e conservarla per utilizzarla nei periodi di maggiore necessità.
È una caratteristica fondamentale dell’idrografia sarda. I fiumi dell’isola sono infatti prevalentemente torrentizi: possono avere portate significative dopo le precipitazioni e ridursi drasticamente durante i periodi asciutti. I grandi invasi rappresentano quindi una sorta di “serbatoio” capace di trasformare una disponibilità d’acqua molto irregolare in una risorsa gestibile nel corso dell’anno.
Il lago di Baratz, l’eccezione naturale
In questo panorama dominato dalle dighe, il lago di Baratz costituisce un caso completamente diverso. Situato nella Nurra, nell’area di Sassari e Alghero, è considerato l’unico lago naturale d’acqua dolce di grandi dimensioni della Sardegna. La sua formazione è legata alla particolare conformazione costiera: un cordone di dune ha impedito alle acque dolci di defluire verso il mare, creando un ambiente lacustre separato dalla costa.
La sua importanza va oltre le dimensioni. Baratz è infatti un ambiente umido di grande interesse naturalistico, testimonianza di una Sardegna diversa da quella delle grandi opere idrauliche. È anche un luogo in cui il rapporto fra acqua, vegetazione e territorio assume una dimensione particolarmente delicata.
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