Dal punto di vista politico la Sanità è certamente il punto più critico in Sardegna, ma dal punto di vista professionale ci troviamo spesso a raccontare di vere e proprie eccellenze. Il miglioramento di Yael Trepy riporta il sorriso nel mondo Cagliari e accende i riflettori sull’efficienza della macchina sanitaria che ha seguito il giovane attaccante dopo il grave incidente in piscina.
Il calciatore, ricoverato nella Terapia Intensiva Emergenza Urgenza dell’ospedale Santissima Annunziata di Sassari, ha mostrato progressi significativi nelle ultime ore. Un percorso nel quale, secondo i professionisti che lo hanno assistito, sono stati determinanti la rapidità dei soccorsi, il coordinamento tra le diverse strutture e il lavoro dell’équipe sanitaria.
I dettagli sono stati illustrati nel corso della conferenza stampa organizzata dall’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, alla quale hanno partecipato il direttore generale Serafinangelo Ponti, il presidente del Cagliari Calcio Tommaso Giulini e la direttrice della Terapia intensiva emergenza urgenza Stefania Milia.
Ponti: “Non è un miracolo, ma buona sanità”
Il direttore generale dell’AOU di Sassari ha respinto la definizione di “miracolo” utilizzata per descrivere l’evoluzione delle condizioni del giovane. “Non è un miracolo, ma il frutto di buona sanità, di un lavoro egregio di tutto l’apparato della sanità sarda”, ha spiegato Ponti.
Il dirigente ha evidenziato come il risultato sia stato possibile grazie al lavoro coordinato di numerose figure professionali. Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’Areus, protagonista della prima fase dei soccorsi, e a tutti gli operatori intervenuti, dagli OSS agli infermieri, fino agli anestesisti e ai medici.
“Per noi lavorare in questo modo è la normalità e la prassi quotidiana, sia che si tratti di un paziente famoso o di una persona meno nota”, ha sottolineato Ponti.
L’intervento decisivo dell’Areus
Stefania Milia ha ricostruito il percorso clinico seguito da Trepy, sottolineando innanzitutto l’importanza della rapidità dell’intervento.
“L’intervento di Areus in pochi minuti è stato decisivo”, ha dichiarato la direttrice della Terapia intensiva, ricordando come la presenza della base di soccorso di Olbia abbia consentito di raggiungere rapidamente il luogo dell’emergenza.
Il giovane era arrivato in ospedale in condizioni critiche, con una grave insufficienza respiratoria provocata dalla presenza di una grande quantità di acqua nei polmoni. “L’equipe di soccorso ha provveduto all’intubazione, il quadro era sicuramente critico”, ha spiegato Milia.
Gli accertamenti effettuati non hanno inoltre evidenziato la presenza di altre sostanze. “Non abbiamo rilevato alcuna altra sostanza, questo va ribadito”, ha precisato la dottoressa.

In ospedale
Il quadro clinico è quindi progressivamente migliorato, fino alla possibilità di ridurre la sedazione e risvegliare il calciatore. “Abbiamo potuto svegliarlo e rilevare assenza di criticità neurologiche. Yael respira bene”, ha spiegato Milia.
Trepy dovrà comunque proseguire il periodo di osservazione e, una volta ritenuto opportuno dai medici, sarà trasferito. “Dovrà passare dalla terapia intensiva a un reparto più idoneo”, ha aggiunto la direttrice, spiegando che la durata del ricovero dipenderà dall’evoluzione del quadro clinico.
Tra gli episodi raccontati durante la conferenza stampa c’è anche quello legato ai primi momenti del risveglio. Trepy avrebbe mostrato immediatamente lucidità e capacità di interagire con i sanitari. “Mi ha corretto sulla pronuncia del suo nome”, ha raccontato con un sorriso Milia.
Anche la madre del calciatore ha potuto entrare poco dopo l’estubazione. Un ulteriore segnale incoraggiante dopo giorni di grande apprensione per la famiglia, il Cagliari e i tifosi rossoblù.
Giulini: “Grazie a chi ha permesso a Yael di essere ancora con noi”
Durante l’incontro è intervenuto anche il presidente del Cagliari Tommaso Giulini, che ha voluto ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno contribuito a salvare la vita del giovane attaccante.
“Ringrazio tutto il personale sanitario e in primis la dottoressa Milia. C’è stato un grande esempio di tempestività e competenza, i soccorsi sono arrivati meno di cinque minuti dopo l’accaduto, bastava poco di più per avere una situazione molto più grave, forse fatale. Chi ha soccorso Yael Trepy non sapeva che fosse un calciatore, in circa dieci minuti era già intubato e sotto le cure dei medici. Tutti eravamo molto preoccupati, il nostro dottor Gabriele Cirillo e il fisioterapista Simone Ruggiu ci hanno sempre aggiornati da qui rimanendo col ragazzo. Li voglio ringraziare col cuore come ringrazio tutti quelli che hanno permesso a Yael Trepy di essere ancora con noi”.
Lieto fine
Il percorso verso il completo recupero non è ancora terminato, ma l’assenza di criticità neurologiche e la ripresa della respirazione autonoma rappresentano segnali fortemente positivi. Ora l’obiettivo è proseguire il monitoraggio e accompagnare gradualmente il giovane fuori dalla fase più delicata del ricovero.
Intanto la vicenda ha riportato al centro un concetto: quando si parla di problemi della Sanità, si parla di politica e non dei professionisti. Medici, infermieri, Oss, personale del 118 e tutto ciò che muove la macchina sanitaria non solo funziona, ma è un’eccellenza. I problemi della Sanità sarda riguardano una scarsa organizzazione politica accumulata negli anni, non la qualità delle cure. Il caso Trepy ci dice ancora una volta che i nostri medici meritano di meglio dal sistema in cui operano.
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