Sono trascorsi tre anni dalla morte di Michela Murgia, una delle scrittrici sarde più conosciute e lette in Italia negli ultimi decenni. Il 10 agosto 2023, a soli 51 anni, l’autrice si spegneva dopo la malattia contro cui aveva combattuto negli ultimi mesi della sua vita.
La sua morte aveva suscitato un vastissimo cordoglio, in Sardegna e nel resto del Paese. A tre anni di distanza, il suo nome continua a essere legato non soltanto ai libri, ma anche alle battaglie civili, alle prese di posizione pubbliche e a un modo particolarmente diretto di utilizzare la parola come strumento di confronto.
Dai lavori più diversi alla consacrazione letteraria
Prima di diventare una scrittrice affermata, Murgia aveva svolto numerosi lavori. Era stata insegnante, portiera di notte, venditrice di multiproprietà, consulente fiscale e dirigente in una centrale termoelettrica.
Una parte importante di quel percorso sarebbe confluita nel suo primo libro, “Il mondo deve sapere”, pubblicato nel 2006. Il volume, nato anche dall’esperienza maturata nei call center, raccontava con ironia e tono tragicomico il mondo del lavoro precario. Dal libro Paolo Virzì avrebbe successivamente tratto il film “Tutta la vita davanti”.
La svolta arrivò nel 2009 con “Accabadora”, romanzo capace di raggiungere un pubblico molto ampio anche fuori dall’Italia e di ottenere importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Campiello e il Premio Mondello.
Murgia avrebbe poi continuato a utilizzare la scrittura per affrontare questioni sociali e politiche. Tra i suoi lavori più impegnati figura anche “L’ho uccisa perché l’amavo: falso!”, pubblicato nel 2017 e dedicato al tema della violenza contro le donne e del femminicidio.
La scrittura e l’impegno pubblico
La sua attività non si era però limitata alla letteratura. Murgia aveva costruito negli anni una presenza pubblica molto forte, intervenendo su temi politici e sociali.
Nel 2014 aveva deciso di candidarsi alla presidenza della Regione Sardegna, mentre successivamente aveva proseguito il proprio impegno politico nell’area progressista, anche in occasione delle elezioni europee.
La sua figura aveva così superato i confini della produzione letteraria, trasformandosi in un riferimento per una parte del dibattito pubblico italiano.
La “famiglia queer”
Negli ultimi mesi della sua vita Murgia aveva scelto di parlare pubblicamente della malattia, raccontando senza reticenze il percorso legato al tumore renale arrivato al quarto stadio.
In quel periodo aveva anche sposato civilmente il regista Lorenzo Terenzi. Murgia aveva definito quelle nozze “un atto politico”, legandole alla volontà di tutelare quella che definiva la propria “famiglia queer”, composta da persone unite da legami affettivi e di solidarietà che andavano oltre quelli determinati dalla parentela biologica.
I ricordi
Nel giorno del terzo anniversario della scomparsa, anche la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde ha ricordato la scrittrice.
“Michela Murgia è stata una donna che ha fatto della parola uno spazio di libertà, scegliendo di esporsi e di mettere in discussione ciò che sembrava acquisito. Ci ha ricordato quanto possa essere ancora sovversiva la voce delle donne quando sceglie di farsi sentire”.
Anche lo scrittore e giornalista Lorenzo Tosa ha affidato ai social una riflessione sull’eredità della scrittrice.
“A distanza di tre anni, in questo 10 agosto, ora sappiamo che la sua eredità, la sua legacy, prima ancora che letteraria e intellettuale, è finita per essere eredità resistenziale.
Michela è la forma in cui decidiamo di resistere. La riempiamo noi.
Michelamurgia tutto attaccato, forse, siamo noi”.
Il messaggio di Roberto Saviano
Tra le testimonianze più personali c’è quella di Roberto Saviano, amico fraterno di Murgia, che ha affidato ai social un lungo messaggio nel giorno dell’anniversario.
“Non ti sei portata via solo te. Ti sei portata via la parte di me che resisteva perché sapeva che c’eri tu. Ti sei portata via la fede nel diritto alla felicità, che era tua e me l’avevi prestata.
Oggi sono tre anni. Il tempo lavora al posto tuo, mi dicevano. Non è vero. Il tempo non ha lavorato per niente. Sono ancora qui, inchiodato all’assenza. Ma sento già esplodere il suono della tua risata. Vivi L’imperativo, e vivremo”.
Parole che restituiscono il dolore personale per una perdita che, per chi le era vicino, continua a essere una presenza attraverso la memoria.
Eredità culturale
A tre anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Murgia continua così a intrecciarsi con la sua produzione letteraria, ma anche con le idee, le battaglie e le parole che hanno caratterizzato la sua presenza nella società italiana.
La sua eredità non si misura soltanto nei libri pubblicati o nei premi ricevuti. È anche nel dibattito che ancora accompagna le sue posizioni e nella capacità delle sue parole di continuare a generare confronto.
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