Il Consiglio comunale di Cagliari ha dato l’ok alla delibera sulla proposta di affidamento della concessione per la realizzazione e la gestione del nuovo stadio cittadino. L’Aula di Palazzo Bacaredda ha votato quasi all’unanimità il sì al documento che consente al Cagliari Calcio e al Comune di passare alle fasi operative del nuovo impianto, lasciandosi alle spalle un lunghissimo iter burocratico durato oltre 10 anni.
Le parole di Macciotta
La seduta è stata aperta dall’assessore dello Sport Giuseppe Macciotta. “Si chiude un percorso burocratico e amministrativo articolato. Nell’ambito della gara verranno scrutinate le condizioni e le potenzialità finanziarie di ogni partecipante e vagliate le condizioni del progetto presentato. Nel mese di marzo del prossimo anno farà seguito l’avvio della costruzione dell’opera“.
Poi sull’iter affrontato negli ultimi mesi: “Chiariti ed eliminati alla radice i dubbi sulla legittimità della proposta. Abbiamo ritenuto di confermare la nostra adesione al più importante investimento privato con concorso pubblico nella storia della Sardegna, rafforzando la tutela dell’interesse totale della collettività e valorizzando la valenza sociale economica, culturale e sportiva dell’iniziativa per la città e per l’intera Isola. Scelta attuata con indipendenza assoluta”.
Macciotta traccia il cronoprogramma: “Un cenno va fatto agli Europei 2032 che vedono Cagliari come possibile sede ospitante. La nostra amministrazione ha cercato di uniformarsi alle scadenze proposte dall’Uefa, ovvero quella del 31 luglio per la presentazione della domanda e quella dell’inizio costruzione dello stadio di marzo 2027. Se l’aula deliberà positivamente potremo formalizzare la nostra candidatura”.
Sulla questione economica Macciotta precisa che “l’investimento risulta di 220 milioni, di cui 161 milioni per la realizzazione dell’intervento, 24 milioni per somme a disposizione dell’appaltante e 21 milioni per l’Iva, a cui si devono aggiungere 14 milioni per oneri finanziari. Sono stati previsti interventi di manutenzione straordinaria di 30 milioni. A fronte di investimenti per la somma di 220 milioni, sono previste somme di finanziamento di 60 milioni da contributi pubblici, 60 milioni da parte di capitale proprio della società proponente, 95 milioni di capitale di debito e 5 milioni di rimborso Iva. Dall’analisi effettuata le fonti di finanziamento sono idonee alla copertura dell’investimento, in via prudenziale per costi imprevisti si è reso necessario di accantonare una somma minima di 2 milioni annui per la durata dei lavori e di 100 mila euro per la restante durata della concessione, sulla base del principio di prudenza”.
I dubbi della minoranza
Durante la discussione non sono mancati i dubbi soprattutto dai banchi dell’opposizione. Tra gli interventi più attesi quello di Giuseppe Farris: “Noi oggi non dobbiamo stabilire se dobbiamo fare il nuovo stadio oppure no. Noi siamo chiamati a stabilire se la proposta di convenzione corrisponde all’interesse collettivo. La proposta è migliorata rispetto a prima, le critiche e le osservazioni pervenute da questi banchi non erano infondate. Non mi convince però l’iter procedurale, perché ci troviamo a ratificare decisioni prese altrove”.
E sullo sbilanciamento dei rischi afferma: “Questa proposta distribuisce in modo equilibrato i rischi economici? Non dimentichiamoci che è un progetto di finanza, non è un appalto di opere pubbliche. La dichiarazione di pubblico interesse non è un atto dovuto. Siamo chiamati a escludere che un progetto di partenariato differente sarebbe stato migliore”.
Poi sul Pef è durissimo: “Non è una rappresentazione della realtà, ma di ipotesi. In questo Pef abbiamo 6 voci di ricavo: il canone, l’hotel, il centro benessere, il centro commerciale, i diritti di denominazione e gli eventi. Di queste fonti di denominazione solo due sono solide: il canone e l’accordo con Unipol per i diritti di denominazione. Coprono il 40%, sul restante 60% sappiamo zero. Il Pef non è affidabile“.
Dubbi anche di Ferdinando Secchi della Lega: “Guardiamo i numeri e le clausole. Stiamo firmando un contratto che concede un diritto di superficie lungo con un pericolo che coincide con lo sbilanciamento del rischio. Pensiamo al caro materiali. L’accordo impegna noi amministrazione pubblica a coprire con contributi aggiuntivi futuri extracosti. Stiamo forse firmando un assegno in bianco? Spero di no”.
E ancora: “Questo documento fissa anche tempistiche draconiane per i nostri uffici, se dovesse arrivare un ritardo nell’emissione di un pagamento il privato potrebbe innescare procedure di riequilibrio economico-finanziario. Se una futura amministrazione dovesse recedere per motivi di pubblico interesse? Si verserebbero indennizzi milionari”.
Per Marcello Corrias dalla convenzione “non emerge un limite di esposizione del Comune” e si chiede: “Cosa accadrà al canone in caso di malaugurata retrocessione? Diminuirà o resterà invariato? Il Cagliari Calcio garantirà il debito della concessionaria? Meno competitività significa maggiore rischio sportivo e con meno entrate per il club lo stadio rischierebbe anche di essere una palla al piede che trascina il club verso il basso”.
Anche Pierluigi Mannino di Fratelli d’Italia è netto: “Il Pef non mi convince, perché è troppo ottimistico. Basta un niente per farlo saltare. Mi auguro di essere smentito, è la terza dichiarazione di pubblico interesse a cui assisto e ancora di stadio non ne ho visto”.
Le parole del sindaco
A chiudere il dibattito è il sindaco Massimo Zedda. “Il lavoro che ha portato alla discussione di oggi ha coinvolto tantissime persone del Comune. Se non fossi profondamente a conoscenza della professionalità di queste persone, una miriade di perplessità non sarebbero state sciolte. Il quadro normativo non è così chiaro e non abbiamo privilegiato di un iter privilegiato come altre realtà”.
E ancora: “Quale sarebbe stata l’alternativa? Non c’è un’altra proposta oltre questa. Poi vedremo quanti parteciperanno alla gara. L’alternativa a mio parere è una sola, ovvero mettere a correre tutte le risorse pubbliche per realizzare lo stadio. E anche lì tutti i dubbi di una miriade di rischi già vissuti”.
Il sindaco smorza anche i dubbi su eventuali scenari catastrofici: “Sono tutti rischi di impresa, ma non possiamo sapere cosa accadrà tra 50 anni. Ma noi non sappiamo neanche chi si aggiudicherà la gara, perché potrebbe anche non essere il Cagliari Calcio. Non voglio sapere chi gestirà lo stadio e l’albergo, perché c’è una gara pubblica e potrebbe esserci un altro privato che si presenta con un progetto differente. A me interessa che il piano finanziario sia conforme alle leggi”.
Zedda ricorda che “noi abbiamo portato il progetto a 30mila posti, sullo stadio della Juve si è creata polemica perché l’hanno tenuto a 40mila posti. Il Piemonte nei suoi confini ha 20 milioni di abitanti e sappiamo che tifoseria ampia abbia la Juve. Siamo d’accordo che un investimento di privato di 160milioni abbia un significato diverso a Cagliari che a Torino? Noi abbiamo 1 milione e mezzo di abitanti in Sardegna, è diverso realizzare certe opere qua rispetto ad altri posti”. E ancora: “Da questo punto di vista mi auguro che lo sforzo economico dei privati sia supportato da garanzie, perché non è la stessa cosa”.
E in conclusione aggiunge: “Mi auguro che questa annosa vicenda dello stadio possa anche portarci a ospitare grandi eventi di spettacolo”.
La votazione
Dopo la lunga girandola di interventi, intorno alle 21.30 è arrivato il voto finale. Presenti 21, voti a favore 20 e astenuti 1.
Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it






