Si conoscerà venerdì 17 luglio il destino processuale di Emanuele Ragnedda, l’operatore economico gallurese originario di Arzachena sotto accusa per il brutale omicidio di Cinzia Pinna, la giovane donna di 33 anni freddata a Castelsardo con tre colpi d’arma da fuoco ravvicinati al volto.
La sessione dell’udienza preliminare svoltasi oggi, lunedì 13 luglio, sotto la presidenza della giudice Federica Distefano, ha visto un netto scontro tecnico in aula. Il collegio difensivo dell’imputato, composto dagli avvocati Gabriele Satta e Luca Montella, ha provato a introdurre una serie di eccezioni preliminari e ha avanzato formale richiesta per l’attivazione del percorso di giustizia riparativa. La gup ha però respinto in blocco ogni istanza della difesa, chiudendo le porte all’ipotesi di una mediazione penale.
A pesare in modo decisivo sulla scelta del tribunale sono state le drammatiche testimonianze rese in aula dai parenti più stretti della vittima. Chiamati a esprimersi dalla giudice, i genitori e la sorella della trentatreenne, profondamente scossi e in lacrime, hanno pronunciato un secco e categorico rifiuto nei confronti di qualsiasi misura alternativa per l’imputato. Nel frattempo, i familiari hanno blindato la propria posizione legale costituendosi in blocco come parte civile. Rappresentati dai legali Nino e Antonella Cuccureddu, oltre al nucleo familiare primario (madre, padre e sorella), hanno fatto ingresso formale nel procedimento anche sei zii della vittima, uniti nella richiesta di giustizia e nell’attesa del verdetto del 17 luglio che stabilirà l’apertura del dibattimento.
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