La Asl 5 di Oristano interviene per fare chiarezza sulla situazione del Pronto soccorso dell’ospedale San Martino, dopo le critiche espresse dal sindacato Cimo-Fesmed, che aveva denunciato una grave carenza di personale e una gestione ritenuta insufficiente dell’emergenza sanitaria.
Attraverso una nota ufficiale, la direttrice generale Grazia Cattina ha ricostruito il lavoro svolto negli ultimi mesi per affrontare la fine del sistema dei cosiddetti medici a gettone, sottolineando che il rischio concreto sarebbe stato quello della chiusura dei presidi di emergenza del territorio.
Il nodo dei medici a gettone
Secondo la Asl, alla scadenza del contratto con la società che forniva i professionisti esterni, il 30 giugno scorso, la situazione avrebbe potuto compromettere il funzionamento del Pronto soccorso di Oristano, di quello di Bosa e del Punto di Primo Intervento di Ghilarza.
L’azienda sanitaria evidenzia invece come “dal mese di febbraio scorso, infatti, grazie all’input e raccordo dell’Assessorato regionale della Sanità, il tavolo di coordinamento dei direttori generali delle Aziende sanitarie e di Ares ha lavorato per definire azioni, verificarne l’efficacia e riformularle con i dovuti correttivi. Si è lavorato strettamente e sinergicamente, in una logica di sistema. Nessuno è stato ignorato o inascoltato”.
Reclutamento e nuove assunzioni
La direzione aziendale spiega di aver affiancato alle iniziative regionali ulteriori azioni per reperire nuovo personale, tra cui manifestazioni di interesse rivolte a professionisti stranieri iscritti all’albo regionale e l’utilizzo dell’Albo unico regionale dei medici libero-professionisti destinati all’emergenza-urgenza.
“Il lavoro di reclutamento non è ancora concluso – sottolinea la
direttrice Cattina – certamente lo si sarebbe potuto concludere prima se i professionisti ex gettonisti fossero stati liberi da costrizioni o falsi allettamenti”.
E ancora: “Siamo consapevoli delle criticità rappresentate dall’attuale organizzazione del lavoro nel Pronto Soccorso dell’Ospedale San Martino. Per questo motivo sono state disposte delle misure di sostegno organizzativo, concordate con i direttori delle Unità operative ospedaliere. Inoltre, il direttore sanitario Asl, in raccordo con la direttrice del Pronto Soccorso, monitora costantemente la situazione e si prosegue nelle azioni mirate ad assicurare il reclutamento di ulteriori professionisti. Azioni di reclutamento che sinora hanno consentito di contrattualizzare 11 professionisti“.
La direzione confida inoltre nel supporto dell’Azienda ospedaliera Brotzu, con la quale è stata stipulata una convenzione destinata a fornire ulteriore sostegno ai servizi di emergenza.
Le criticità restano, ma la Asl respinge le accuse
L’azienda sanitaria riconosce quindi che permangono difficoltà organizzative e continua a monitorare quotidianamente la situazione. Nel documento viene inoltre espresso un ringraziamento ai professionisti di altri reparti che hanno garantito la propria disponibilità per sostenere l’attività dell’emergenza-urgenza.
La Asl respinge infine le accuse di immobilismo avanzate dal sindacato, sostenendo che il mantenimento dell’operatività dei presidi e il progressivo rafforzamento degli organici siano il risultato di un intenso lavoro di programmazione e coordinamento svolto sia a livello aziendale sia regionale.
“Per questo, pur nella consapevolezza che vi siano ancora criticità da affrontare, risultano infondate le affermazioni che nulla sia stato programmato e nulla sia stato fatto, nei mesi precedenti, per garantire la continuità delle attività dei Pronto Soccorso e per farlo nelle migliori condizioni possibili. Com’è evidente, se le nostre strutture per l’emergenza-urgenza sono operative e prosegue l’attività di rafforzamento degli organici è grazie ad un’attenzione continua altissima – e non certo di inerzia – e ad un efficace lavoro di squadra, sul livello aziendale e regionale”.
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