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Edilizia, Fillea Cgil: “Un terzo dell’economia sarda” | Impenna il costo delle case

Lo studio Cresme evidenzia il ruolo strategico delle costruzioni nell'Isola: 15 mila occupati in più dal 2019. Ma pesa il caro casa: +30% in un anno

Le costruzioni rappresentano uno dei principali motori del lavoro in Sardegna, arrivando a incidere per circa un terzo dell’economia regionale. È quanto emerge dall’indagine commissionata dalla Fillea Cgil Sardegna al centro studi Cresme, presentata questa mattina alla Camera di Commercio di Sassari nel corso di un incontro al quale ha preso parte anche il segretario generale della Fillea Cgil nazionale, Antonio Di Franco.

Lo studio mette in luce un dato significativo: negli ultimi 6 anni la crescita dell’occupazione nell’Isola è stata sostenuta quasi esclusivamente dal comparto delle costruzioni, che ha registrato un incremento di circa 15 mila lavoratori.

Il sindacato: “Serve una nuova strategia regionale”

Partendo dai risultati dell’indagine, la Fillea Cgil chiede alla Regione Sardegna di attribuire un ruolo ancora più centrale al settore attraverso una programmazione mirata e nuovi investimenti.

Secondo la segretaria regionale Erika Collu, casa, rigenerazione urbana e ambiente costruito rappresentano strumenti fondamentali per favorire sviluppo economico, occupazione e coesione sociale, contribuendo anche a contrastare la povertà energetica e il disagio abitativo.

Per Collu serve “costruire una mappa regionale unica, ufficiale e centralizzata, del patrimonio abitativo vuoto attraverso la sinergia dei diversi enti titolari: Regione, Comuni, enti intermedi, aziende regionali, demanio, con il coinvolgimento anche delle Università”.

Politiche pubbliche

Nel suo intervento, Antonio Di Franco ha sottolineato come il comparto continui a sostenere l’economia italiana e sarda senza però ricevere un adeguato supporto da parte del Governo e delle istituzioni locali.

Il segretario nazionale della Fillea Cgil ha criticato la mancata attuazione delle politiche legate all’efficientamento energetico degli edifici e ha espresso preoccupazione per la riduzione delle detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni, ritenendo che questa scelta possa favorire il ritorno del lavoro sommerso.

“Il Piano casa nazionale è inadeguato e non produrrà gli effetti annunciati: le troppe deroghe ai privati incideranno sui piani urbanistici e sugli oneri di urbanizzazione dei Comuni, oltre a dare la possibilità agli investitori privati di mettere a mercato, utilizzando tutti i benefici previsti, sia case che strutture commerciali e ricettive”.

Cresme: “Le costruzioni incidono sul 31% dell’economia regionale”

Illustrando i risultati della ricerca, il direttore tecnico del Cresme, Lorenzo Bellicini, ha evidenziato come il settore delle costruzioni sia strettamente collegato a 59 comparti produttivi su 63, confermando il suo ruolo trasversale nell’economia.

“Se misuriamo poi quanto pesa l’attività delle costruzioni e dell’immobiliare sulla ricchezza prodotta in Sardegna, sommando gli investimenti in costruzioni, la manutenzione ordinaria del patrimonio esistente e le attività e i servizi immobiliari, possiamo dire che il peso delle costruzioni sul valore aggiunto della Sardegna è del 31%”.

Lo studio rileva inoltre che tra il 2019 e il 2025 le costruzioni hanno generato il 94% della crescita occupazionale dell’Isola. Nello stesso periodo i servizi hanno perso circa 3 mila lavoratori, mentre l’industria ne ha guadagnati altrettanti.

Casa sempre meno accessibile

L’indagine affronta anche il tema dell’abitazione. Pur registrando un calo della popolazione di circa 49 mila residenti negli ultimi 10 anni, la Sardegna ha visto aumentare di 23 mila unità il numero delle famiglie, alimentando una crescente domanda di alloggi.

Contestualmente, il rincaro dei prezzi delle abitazioni e degli affitti ha reso più difficile l’accesso alla casa. Secondo il report, la Sardegna è oggi la quinta regione italiana con le maggiori difficoltà di accesso al mercato immobiliare in rapporto ai redditi disponibili ed è la prima in Italia per incremento dei prezzi delle abitazioni tra il 2024 e il 2025, con una crescita stimata del 30%.

Per il sindacato, la risposta passa da politiche pubbliche orientate alla sostenibilità, alla riqualificazione del patrimonio esistente e all’efficientamento energetico, considerati elementi essenziali per accompagnare la transizione del settore e favorire uno sviluppo equilibrato del territorio.

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