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Quartu, Marco Porcu: “Area grandi eventi e nuovo centro storico, si può fare”

L'ex assessore regionale dell'Ambiente, oggi candidato sindaco a Quartu Sant'Elena, racconta a Cagliaripad idee e progetti per la città in vista delle amministrative del 7 e 8 giugno

Classe 1988, Marco Porcu è il più giovane dei tre candidati per le amministrative a Quartu Sant’Elena in programma il prossimo 7 e 8 giugno. La giovane età non inganni, perché Porcu di esperienza in ambito politico ne ha accumulata non poca: da quella di coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia a quella di assessore regionale dell’Ambiente nella Giunta Solinas. Utilizzando una metafora calcistica, si potrebbe definire un vero e proprio prodotto della “cantera” meloniana. Avvocato amministrativista di professione, Porcu concorre ora per la carica di sindaco del centro più grande chiamato alle urne. Con il candidato del centrodestra abbiamo parlato del suo programma, delle sue idee per Quartu e di una campagna elettorale creativa che lo vede protagonista sui social.


Dal suo punto di vista, cosa non funziona a Quartu oggi?

Potrei dire tutto, ma voglio dare una risposta più puntuale. Non funziona il commercio, non funziona l’economia del mare, l’urbanistica. Tutti punti che potrebbero dare alla città un grosso sviluppo economico. Il centro storico è morto e non funziona il litorale, dove non ci sono servizi. Ma penso anche agli impianti sportivi e alla cultura, dove c’è da segnalare che Quartu è l’unica grande città senza un museo importante. A questo proposito mi piacerebbe un museo del mare, magari con sale anche per mostre di qualsiasi tipo, un po’ come il Palazzo di Città a Cagliari o il Man di Nuoro.

Quali sono i punti cardine del suo programma elettorale?

Riqualificazione del triangolo piazza Azuni, piazza Sant’Elena e piazza Mercato. Compresa la riqualificazione del mercato civico che sta cadendo a pezzi. Quartu ha poi bisogno di una nuova pianificazione urbanistica, che dia spazio abitativo anche a canone calmierato. Per questo serve un nuovo Puc, che è fermo dal 1999, e poi inserire nel Puc nuove zone di urbanizzazione concedendo ai privati che costruiscono cubature aggiuntive nell’ipotesi in cui vendano l’immobile a un prezzo agevolato. Guardo poi al litorale. Quartu è una città di mare, ma la maggior parte delle persone non la percepisce così. Non abbiamo mai sfruttato le potenzialità economiche dell’economia marina. Pensiamo solo all’economia della pesca, che non c’è mai stata. Questo fa capire che il rapporto con la costa non è mai stato profondo. Eppure ci sarebbero tutte le condizioni. Un’idea è anche quella di un cantiere nautico, visto che qui ci sarebbe lo spazio, magari per imbarcazioni di taglia media. Si tratta di un settore da esplorare.

Il quadro che dipinge è di una città rimasta ferma per tanti anni. Come mai secondo lei certe cose non si sono fatte prima?

Credo sia frutto di politiche legate a schemi antichi. Il mondo è andato avanti mentre Quartu è rimasta ferma agli anni ’90. Ad esempio, se gli unici eventi che fai in una città da 70mila abitanti sono le presentazioni dei libri, capisci bene che c’è un grande problema. E non è certo sbagliato fare presentazioni di libri, anzi, ma qui non bastano. Si è rimasti fermi a logiche antiche, che funzionavano fino ai primi anni 2000, ma poi il mondo è andato avanti. Io via Eligio Porcu, il mercato e piazza Sant’Elena le ho conosciute così da quando sono nato, non c’è mai stata un’idea di dare una parvenza di centro storico. Chi entra a Quartu dovrebbe capire che quella non è una zona qualsiasi, ma il centro della città. Questo oggi non esiste.

A proposito di eventi, la città può essere pronta a ospitare i cosiddetti “grandi eventi”?

Uno dei nostri punti programmatici è proprio l’individuazione di un’area grandi eventi. Anche perché Cagliari sembra aver abdicato la questione, quindi Quartu ha un’occasione storica. Siamo il Comune con più spazio per realizzare un’area come può essere quella del Red Valley a Olbia, che di fatto è un campo che viene sistemato di volta in volta. Si intercetterebbe un flusso che a Cagliari oggi manca e che proprio Cagliari sembra non volere. Quartu può sicuramente proporsi come un’alternativa valida.

C’è già un’idea di dove si potrebbe allestire quest’area grandi eventi?

Tra quelle che stiamo esaminando c’è una zona agricola. Questa andrebbe espropriata e poi data in concessione a chi può incaricarsi di organizzare gli eventi. Abbiamo individuato un’area sopra le scuole a Pitz’e Serra, nella parte di campagna. Ma ne abbiamo adocchiate diverse e dovremo capire la fattibilità di tutte. In ogni caso, Quartu ha troppo territorio per non trovare un’area capace di ospitare grandi eventi.

La sua candidatura è sostenuta dal centrodestra con tutte le sue principali componenti. Quanto pesa la responsabilità in un periodo delicato per la coalizione dopo il referendum?

Per me è un onore essere il candidato sindaco del centrodestra nella mia città. Su questo non ho difficoltà ad affermarlo. La sfida nasce dal fatto che mi è stato chiesto di farlo e da uomo di partito non ho esitato. Si è voluto puntare su un giovane, per dar spazio a una nuova generazione. Sarà un buon banco di prova per il centrodestra, servirà a ritrovare sé stesso, anche perché è l’elezione più rilevante in Sardegna prima delle prossime politiche.

Classe 1988, ma già assessore regionale nella precedente legislatura. Qualcuno però dice che non ha ancora abbastanza curriculum per proporsi a Quartu.

Chi lo dice forse non l’ha letto il mio curriculum. A parte l’esperienza da assessore regionale, svolgo l’attività di avvocato amministrativista dal 2017, lavorando fianco a fianco con le amministrazioni. Quindi dire che io non abbia esperienza in tema di amministrazione mi sembra un’affermazione un po’ scivolosa.

A proposito dell’esperienza da assessore, lei con la Giunta Solinas si occupò di Ambiente. Cosa si porta dietro da quella esperienza?

Più di tutto la capacità di ascoltare la parte amministrativa e raggiungere con loro gli obiettivi. E credo sia la parte più difficile. Il rapporto con gli uffici è sempre delicato e importante. Poi comunque mi porto dietro anche la capacità di stare in mezzo alle persone. Non c’è stato giorno, in quel periodo, in cui non sia andato in qualche comune della Sardegna. Questo mi aiuta anche in campagna elettorale.

A proposito di campagna elettorale, la sua potrei definirla “creativa”. Dal caffè con Porcu al giro in moto con Porcu, sta scegliendo un registro comunicativo forse inedito per un candidato.

Il mio obiettivo era proprio fare qualcosa di diverso, già dalla campagna elettorale. Per farlo mi basta utilizzare il Marco di tutti i giorni, fare quello che faccio di solito io: andare in moto, incontrare persone, stare in giro. Quello che faccio nella mia vita l’ho replicato in campagna elettorale, non c’è un personaggio costruito. Chi mi sta seguendo nel lato comunicazione mi sta semplicemente aiutando a mostrare quello che sono, ed è tutto molto facile.

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