Quartu Sant’Elena è il Comune più grande tra quelli chiamati al voto per le amministrative del 7 e 8 giugno. Tre i candidati che si contendono la fascia tricolore: Roberto Matta, Marco Porcu e il primo cittadino uscente Graziano Milia.
Classe 1959, Milia vanta una lunga esperienza politica che lo ha portato a guidare l’amministrazione comunale per ben tre mandati. Due consecutivi tra il 1993 e il 2001, poi ancora dal 2020 ad oggi. Proprio con il candidato civico alleato con il centrosinistra abbiamo parlato di quanto fatto negli ultimi 5 anni, della campagna elettorale e di cosa si propone di fare per un eventuale nuovo mandato.
Tra i candidati, lei si presenta a queste elezioni come il sindaco uscente. Quali sono i tratti principali dei suoi 5 anni da primo cittadino?
Abbiamo fatto tante cose in questi 5 anni. Abbiamo rimesso in ordine la macchina amministrativa, rimesso in ordine il bilancio e messo in campo iniziative di alto livello, come le Fornaci Picci, le ex distillerie Capra, la casa dello studente, ma ce ne sono tantissime. Sono strumenti per dare a Quartu un ruolo e una funzione nell’ambito della Città Metropolitana e in ambito regionale. Un esempio per tutti: abbiamo aperto un Its sull’innovazione tecnologica, che è l’unico in Sardegna e ha sede qui a Quartu. Il nostro programma si chiama “Rinascita” e questa rinascita è iniziata, sta dando i suoi frutti. Noi crediamo che debba continuare. La città non può permettersi di fermarsi e ripartire da zero.
Il suo mandato si è sviluppato in un periodo non certo facile se pensiamo al contesto globale degli ultimi 5 anni. Come è stato da amministratore locale affrontare questa serie di congiunture così ravvicinate?
Abbiamo iniziato in pieno Covid, lo voglio ricordare. Abbiamo anche affrontato le conseguenze di due guerre, con conseguente aumento dei costi. Ma faccio un esempio su tutti, di cui forse molti si sono dimenticati: abbiamo affrontato l’aumento dei costi energetici per l’illuminazione pubblica, sostituendo tutte le lampadine con Led non energivori. Questo ci ha permesso di ammortizzare il costo della spesa energetica pubblica. Sono cose di cui in tanti si sono dimenticati, ma che hanno avuto un peso importante. Ma sono crisi che non ci hanno fermato. Sui lavori pubblici abbiamo avuto un aumento dei costi del 30% e questo ci ha obbligato, in tutti i lavori, a fermarci e trovare il 30% in più. Non è poco, non so quante altre amministrazioni sarebbero riuscite a mantenere in piedi tante opere con questi aumenti.
Dalle emergenze globali a quelle più strettamente locali. A Quartu non sono mancati i problemi con la rete idrica, soprattutto di recente. Come avete affrontato il problema e che altro si dovrà fare?
L’abbiamo affrontato stando molto alle calcagna di Abbanoa, che devo dire ha agito. La realtà è che noi abbiamo una rete idrica quasi tutta nuova, efficientissima, che avevo iniziato a realizzare io nei miei primi mandati. Ma ci sono alcuni punti che devono essere portati a compimento e questo lo stiamo facendo. Noi tra non molto avremo una rete idrica assolutamente efficiente, senza nessuna perdita e senza nessun problema. Poi c’è stato questo inconveniente. In tutti quei lavori c’è stato un intreccio con la rete del gas che ha creato l’interruzione improvvisa. Quando i cittadini sanno che il giorno dopo mancherà l’acqua se ne fanno una ragione e, anzi, sono soddisfatti che si vada a migliorare la rete. Ma quando l’acqua deve essere staccata perché c’è una perdita di gas o un’infiltrazione nella rete del gas, allora si generano problemi. Siamo però riusciti ad affrontare il tutto nel modo migliore possibile.
Su questo fronte si può dire che il peggio sia passato?
Senza dubbio. Ora avremo una Quartu modernissima dal punto di vista dei sottoservizi. Avremo una rete idrica perfettamente nuova ed efficiente, una rete elettrica potenziata che non genererà più mancanza di energia, avremo una fibra all’avanguardia. Parliamo di grandissimi investimenti, di milioni e milioni di euro che incidono sulla nostra città. Non possiamo che esserne soddisfatti. Ecco perché il mio slogan parla di una rinascita già iniziata che non si deve fermare.
Arrivando invece alle liste, dal centrodestra parlano di un finto civismo dietro al quale si nascondono i partiti del Campo largo.
Il centrodestra si è presentato con 12 liste alle conferenze stampa, poi abbiamo scoperto che ne hanno fatte solamente 6, fatte pure con molta fatica. E mi sembra un primo indice di debolezza. Noi abbiamo semplicemente detto che l’esperienza civica fatta doveva rimanere tale, aprendosi a tutti coloro i quali avevano la buona volontà di fare qualcosa per la città. Fare cose, non solo parlarne. Abbiamo trovato queste forze nel Campo largo, con persone che hanno accettato questa sfida e si sono messe a disposizione rinunciando alla loro soggettività. Dall’altra parte ci hanno definiti un minestrone, io però dico che il minestrone è il cibo più sano che ci sia. Restando su una metafora, direi che altri promettono cene con chef stellati, ma con la carta di credito vuota. Per loro parlerei più di minestra riscaldata, sono i soliti. Non hanno elementi per fare di questo un argomento da campagna elettorale. Pensiamo a cosa si deve fare. E bisogna dire anche come si reperiscono i soldi per fare quello che si promette. Io prometto di continuare con questo tipo di lavoro. I cittadini sanno che tipo di lavoro è e che risultati ha dato. Altri fantasticano soluzioni avveniristiche senza dire da dove prendono i soldi e non si leggono nemmeno le delibere. Dicono che perderemo fondi dal Pnrr e parlano di scadenze al 30 giugno, quando la scadenza è al 31 dicembre. Non sanno che gran parte di quei fondi è passata al Fondo comunitario di sostegno. La cosa antipatica però è questo sperare che il Comune perda i soldi per poter giocare la campagna elettorale così.
C’è invece qualcosa che non è riuscito a realizzare in questi 5 anni e che spera di completare in un eventuale nuovo mandato?
Una è la forte rivitalizzazione del centro storico, partendo dal mercato per arrivare a piazza Azuni, a via D’Annunzio, collegando bene tutta quella zona. Naturalmente bisogna fare un ragionamento con le risorse e con la sostenibilità degli investimenti. Io potrei anche fare 10 parchi in più, ma poi devo tenere conto dei soldi che servirebbero per gestirli, a partire dall’acqua. Noi col verde in più che abbiamo, soprattutto nella zona del Poetto, abbiamo avuto un aumento, naturalmente calcolato e previsto, di spese per l’irrigazione. Ogni cosa che si fa bisogna pensarla anche contando i soldi che ti servono per mantenerla viva. E non mi pare che nei miei competitori questo elemento ci sia.
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