La mobilitazione dei metalmeccanici del Sulcis approda a Cagliari e ottiene un primo risultato politico: l’impegno della Regione Sardegna a portare la vertenza industriale del polo di Portovesme all’attenzione del Governo nazionale e ad aprire un confronto diretto con Palazzo Chigi sul futuro dell’area industriale.
La protesta, organizzata da Fiom, Fsm e Uilm, si è svolta con uno sciopero e un corteo partito dalla sede dell’assessorato regionale all’Industria fino al palazzo della Presidenza della Regione. Alla manifestazione hanno partecipato anche delegazioni sindacali confederali e numerosi sindaci del territorio.
Al centro della mobilitazione c’è la situazione sempre più critica del polo industriale del Sulcis, con le vertenze aperte che riguardano Sider Alloys, Portovesme Srl, la centrale Enel e l’intero sistema dell’indotto locale, composto da decine di piccole aziende in forte difficoltà.
I sindacati hanno ribadito la necessità di interventi immediati, denunciando il protrarsi di incontri e tavoli tecnici senza soluzioni concrete. “Non c’è più tempo per le attese, i tavoli tecnici, le false promesse, la pazienza è finita”, hanno dichiarato le organizzazioni sindacali durante la manifestazione.
L’attenzione è ora rivolta al tavolo convocato per l’11 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, appuntamento considerato decisivo ma sul quale restano forti incertezze rispetto ai contenuti e agli eventuali provvedimenti che verranno adottati.
Nel corso dell’incontro con i sindacati, l’assessore regionale all’Industria Emanuele Cani ha annunciato la volontà della Regione di arrivare al confronto romano con una posizione condivisa. “Preparare il tavolo al Ministero dell’11 giugno con i consueti incontri con tutti i sindacati per fissare un punto di vista comune per costruire una dimensione regionale che punti a risolvere tutte le vertenze del Sulcis. Il governo in primis deve assumersi le sue responsabilità”, ha affermato Cani.
La presidente Alessandra Todde ha invece sottolineato la necessità di affrontare separatamente le diverse crisi industriali aperte nel territorio, evitando soluzioni generiche. “Non permetteremo al governo di fare un unico calderone tra vertenze diverse. Pretenderemo che ogni singola vertenza sia risolta rispetto alla sua specifica situazione”, ha dichiarato la governatrice.
Per i sindacati il rischio è quello di un ulteriore indebolimento del tessuto economico e sociale del Sulcis, già duramente colpito negli ultimi anni. La mobilitazione, assicurano i lavoratori, proseguirà fino a quando non arriveranno risposte concrete sul futuro del polo industriale e sulle prospettive occupazionali dell’intero territorio.
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