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Marina del Sinis, pesca illegale: sequestrate diverse nasse e trappole lungo la costa

Sequestrate 50 nasse da pesca illegali nell'Area Marina Protetta del Sinis. La Polizia di Oristano rimuove attrezzature fantasma non segnalate

Un’operazione di tutela ambientale e sicurezza della navigazione ha portato al sequestro di un vasto sistema di pesca abusivo nelle acque dell’Area Marina Protetta del Sinis. Gli agenti della Squadra Acque Interne della Questura di Oristano, durante un pattugliamento costiero nel Golfo effettuato alla vigilia di Pasqua, hanno notato un’anomalia sul fondale marino a pochi metri dal celebre sito archeologico di Tharros.

L’ispezione ha rivelato la presenza di circa cinquanta nasse (trappole per crostacei e pesci) adagiate tra la posidonia, collegate tra loro e ancorate al fondo con blocchi di cemento. Il sistema era privo di qualsiasi segnale identificativo o galleggiante in superficie: una tecnica utilizzata dai bracconieri per rendere l’attrezzatura “invisibile” ai controlli, ma che configura il pericoloso fenomeno delle cosiddette attrezzature fantasma.

L’area colpita, situata all’interno di un campo boe frequentato da diportisti internazionali, è sottoposta a rigidi vincoli di tutela che vietano categoricamente tali attività. Oltre al danno ambientale, le trappole non segnalate rappresentavano un grave rischio per la sicurezza delle imbarcazioni, con il pericolo concreto che le cime potessero incastrarsi nelle eliche dei natanti in transito.

I poliziotti hanno provveduto al recupero e al sequestro dell’intero impianto. Il pescato rinvenuto all’interno, ancora vivo, è stato immediatamente rigettato in mare. Nonostante l’operazione sia avvenuta sotto gli occhi di diversi testimoni presenti nell’area, al momento non sono stati individuati i responsabili dell’installazione illegale, su cui proseguono le indagini.

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