Non è il lievito a far crescere il volume nel settore alimentare sardo, ma l’inflazione. Il comparto della food economy artigiana della Sardegna lancia un grido d’allarme attraverso Confartigianato, denunciando una pressione insostenibile sui costi di produzione che minaccia la sopravvivenza di un’intera filiera d’eccellenza.
I numeri fotografano una situazione critica: le bollette elettriche sono aumentate dell’11%, il gas segna un pesante +20% e materie prime fondamentali come il cacao hanno subito un’impennata del 17%. Questi rincari, uniti ai costi dei trasporti e del packaging, si ripercuotono inevitabilmente sul prezzo finale di pane, dolci, pasta e birre artigianali, colpendo direttamente il carrello della spesa dei sardi.
Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Sardegna, avverte: “Il rischio è che dai prodotti alimentari si scateni ulteriormente l’inflazione”. Il settore, composto da circa 2.700 micro e piccole imprese (dai panificatori ai cioccolatieri, dai birrifici ai pastai), si trova ad affrontare l’ennesima crisi in sei anni, mettendo a dura prova la resilienza di un comparto che è colonna portante dell’economia locale.
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