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Italia fuori dal Mondiale, Palestra è l’unica luce in mezzo al buio pesto

75' minuti in campo per l'esterno del Cagliari, unica luce in mezzo al buio pesto azzurro: l'Italia riparta subito da Marco Palestra

Crediti foto: Azzurri - Instagram

Per la terza volta consecutiva l’Italia non prenderà parte al Mondiale di calcio. La Bosnia, a Zenica, si è imposta per 5-2 dopo i calci di rigore, straccando così il pass per la Coppa del Mondo negli Stati Uniti, Canada e Messico.

Per gli azzurri e per tutto il sistema calcistico italiano è l’ennesimo fallimento dopo quelli del 2018 e del 2022, con la Nazionale quattro volte campione del mondo che dovrà ancora rimandare di 4 anni il più grande appuntamento calcistico.

Al termine della gara tante lacrime, delusione e tristezza per una gioia che ormai un’intera generazione di giovani italiani non è mai riuscita ad assaporare. Se tutto andrà bene, ma questo è ad oggi utopico affermarlo, l’Italia nel 2030 tornerà a un Mondiale dopo 18 anni dall’ultima volta (2014) e nella più rosea delle speranze potrebbe arrivare alla fase ad eliminazione diretta dopo addirittura 24 anni, una vita fa in termini calcistici. Numeri che, a leggerli in confronto alla storia italiana, sono da brividi.

Indubbiamente la gara contro la Bosnia è stata segnata da diversi episodi che ne hanno complicato l’andamento come l’espulsione di Bastoni al 40′ del primo tempo per un’ingenuità pesantissima; gli azzurri da quel momento in poi, hanno subito l’assedio bosniaco e la rete del pareggio al gol di Kean arrivato nel primo quarto d’ora.

Nonostante l’inferiorità numerica l’Italia ha avuto diverse occasioni, prima e dopo il pari bosniaco, di segnare un’altra rete ma tutte sono state clamorosamente sciupate dando nuova linfa ai padroni di casa.

Si può parlare anche dell’arbitraggio, certamente non idilliaco, che alla giusta espulsione di Bastoni non ha risposto con lo stesso metro di giudizio al fallo di Muharemovic su Palestra nel finale dei tempi regolamentari.

Si, proprio Palestra, l’esterno del Cagliari rivelazione della nostra Serie A. Il classe 2005 è subentrato a Politano al termine del primo tempo ed è rimasto in campo per 75′ minuti. Unica luce in mezzo al buio pesto, la sfrontatezza, la corsa, la voglia e la gioventù di Palestra sono state una spina nel fianco per la Bosnia.

Indubbiamente, se dobbiamo salvare qualcuno in questa Nazionale, il primo sarebbe Marco Palestra. Dal suo ingresso in campo è stato praticamente perfetto in fase difensiva e il più pericoloso in fase offensiva, l’unico in campo ancora capace di saltare l’uomo e creare superiorità numerica.

Ora servirà una grandissimo reset, a più livelli, dall’alto verso il basso ma una cosa è certa: l’Italia riparta da Marco Palestra è da tutti i giovani come lui che ancora credono e giocano un calcio emozionante, divertente ed efficace, a discapito di estremi tatticismi e forza fisica smisurata.

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