È morto all’età di 84 anni Umberto Bossi, figura centrale della politica italiana degli ultimi decenni e fondatore della Lega Nord. Il “Senatur”, come era soprannominato, si è spento nella serata di giovedì 19 marzo all’ospedale di Circolo di Varese, dopo un progressivo peggioramento delle condizioni di salute negli ultimi anni.
Bossi non si era mai completamente ripreso dall’ictus che lo aveva colpito nel 2004, evento che aveva segnato profondamente la sua vita pubblica e privata. Nonostante questo, il suo ruolo nella storia politica italiana resta tra i più rilevanti della cosiddetta Seconda Repubblica.
Fondatore e leader longevo, Bossi guidò la Lega dalla sua nascita, l’8 febbraio 1991, fino al 5 aprile 2012, quando si dimise. Durante la sua carriera fu 6 volte deputato e 3 volte europarlamentare, oltre a ricoprire il ruolo di ministro delle Riforme nei governi guidati da Silvio Berlusconi tra il 2001 e il 2004 e tra il 2008 e il 2011.
Il rapporto con Berlusconi ha rappresentato uno degli assi portanti della politica italiana per oltre un ventennio, contribuendo a definire equilibri e dinamiche della scena nazionale. Dopo un avvio complesso nel 1994, l’alleanza tra i due leader si consolidò, diventando uno degli elementi più riconoscibili della stagione politica successiva.
Bossi è stato anche un innovatore nello stile comunicativo: ha introdotto un linguaggio diretto e popolare, rompendo gli schemi della politica tradizionale. Dal celebre dito medio alla canottiera esibita pubblicamente per la prima volta in Sardegna, hanno contribuito a costruire un’identità politica unica e riconoscibile.
Significativo proprio il suo legame con la Sardegna, teatro di momenti simbolici della sua parabola politica, soprattutto nell’estate del 1994, quando l’isola divenne uno dei centri nevralgici della vita politica nazionale. Tra Berlusconi nella sua villa Certosa a Porto Rotondo e Bossi ospite in una residenza di Vito Gnutti al Pevero, in Costa Smeralda, si cementificò un’alleanza tra Forza Italia e il Carroccio tutt’ora in corso.
Con Umberto Bossi nell’Isola cambiò radicalmente la comunicazione politica, che uscì per la prima volta dagli schemi dei cosiddetti “colletti bianchi” per atterrare su un immaginario molto più nazional-popolare. Uno stile che ancora oggi viene perseguito e che fu alla base di quel linguaggio codificato ai giorni nostri come “populista”.
Numerosi i messaggi di cordoglio dal mondo politico. Tra questi quello di Matteo Salvini, che ha scritto: “Coraggio, genio, passione, fatica, amore, rivoluzione, radici, libertà. Avevo 17 anni quando ti ho incontrato e mi hai cambiato la vita”. Dalla Sardegna, anche Michele Pais ha ricordato il fondatore del Carroccio sottolineandone il legame con l’isola e l’ispirazione tratta dall’autonomismo sardo.

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