Due anni dopo il drammatico incidente che ha cambiato la sua vita, Giorgia Paravagna ha scelto di raccontare il proprio percorso di rinascita all’interno dell’associazione Anmic, la realtà che a Cagliari si occupa di tutela e supporto alle persone con disabilità. In questi giorni in cui il dibattito sugli incidenti stradali in Sardegna e a Cagliari torna a scaldarsi, la testimonianza di Giorgia assume una grande importanza per la sensibilizzazione alla responsabilità sulla strada.
L’11 marzo 2024 segna per lei una linea netta tra passato e presente. Quel giorno la 42enne, residente nel quartiere Mulinu Becciu, stava attraversando sulle strisce pedonali in via Peretti, diretta alla fermata dell’autobus dopo il lavoro. In pochi istanti un’auto l’ha travolta con violenza, sbalzandola per diversi metri sull’asfalto.
Il lungo percorso
I soccorritori intervenuti sul posto hanno tentato di rianimarla per lunghi minuti prima del trasferimento d’urgenza all’Ospedale Brotzu. Le condizioni erano gravissime: cinque ematomi alla testa, fratture al bacino, alla schiena e a un braccio.
La donna è rimasta in coma ed è stata ricoverata in ospedale per oltre un mese. A quel primo periodo sono seguiti mesi complessi fatti di cure, infezioni e nuovi ricoveri, con lunghi periodi di immobilità tra letto, sedia a rotelle e stampelle. Oggi le conseguenze dell’incidente sono ancora presenti.
I traumi cranici hanno lasciato strascichi neurologici, mentre le lesioni alla gamba rendono ancora difficoltosa la deambulazione. A queste si aggiungono problemi cardiaci e il peso emotivo di un evento che ha cambiato radicalmente la sua quotidianità.
La testimonianza
“All’inizio è stato durissimo – racconta Giorgia – perché da un giorno all’altro la mia vita è cambiata completamente. Prima ero una persona molto dinamica, indipendente, sempre in movimento. Dopo l’incidente ero arrabbiata con tutto e con tutti. Non mi riconoscevo più”.
Con il tempo, però, qualcosa cambia. La consapevolezza cresce lentamente, passo dopo passo. “A un certo punto mi sono fermata a guardare quello che avevo ancora: la mia famiglia, il mio compagno, il fatto stesso di essere viva. Oggi mi pongo piccoli obiettivi ogni giorno. Se prima facevo una cosa al dieci, magari adesso riesco a farla al due. Ma almeno posso provarci”.
L’associazione
Tra i momenti più importanti del suo percorso c’è stato l’incontro con la sede cagliaritana dell’Anmic, la prima associazione di persone con disabilità con cui si è confrontata dopo l’incidente.
“Quando ho visto le attività dell’associazione avevo timore” racconta. “Pensavo di trovarmi in un ambiente pieno di sofferenza, dove la disabilità era sempre al centro. Invece ho scoperto qualcosa di completamente diverso”.
All’interno dell’associazione ha trovato persone con esperienze diverse ma accomunate dalla stessa voglia di ricostruire una vita piena di relazioni. “Ho trovato persone che magari piangono la notte, proprio come me, ma che il giorno dopo riescono a sorridere e a godersi la vita. Ho trovato amici, spontaneità, leggerezza“.
Per Giorgia la sfida più grande è stata imparare a non lasciarsi definire solo dall’incidente. “Io sono Giorgia prima di essere un’invalida. Non voglio essere definita solo da quello che mi è successo. Certo, la mia vita è cambiata, ma ho scoperto dentro di me una forza che non immaginavo di avere. Mi gratifica poter aiutare gli altri, invece di essere io a chiedere aiuto. È una sensazione bellissima”.
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