Il caro carburante rischia di mettere in ginocchio il settore dell’autotrasporto in Sardegna. Con il prezzo del gasolio che ha superato i 2 euro al litro, molte imprese del trasporto merci denunciano una situazione ormai vicina all’insostenibilità economica.
A lanciare l’allarme sono le aziende associate a Confartigianato Sardegna, secondo cui l’aumento dei costi registrato negli ultimi mesi – aggravato dalle tensioni internazionali e dalle dinamiche del mercato energetico – sta erodendo rapidamente i margini operativi delle imprese.
“Con il costo del carburante oltre i 2 euro, i costi di esercizio di un automezzo superano di gran lunga i ricavi con la conseguenza che gli autisti saranno, purtroppo, costretti a spegnere i motori per non andare in perdita” denuncia l’associazione.
Costi operativi fuori controllo
Il carburante rappresenta da sempre una delle principali voci di spesa per il comparto. In condizioni normali incide tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta, ma con gli ultimi rincari il peso economico è diventato molto più elevato.
Il presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, Giacomo Meloni, spiega che “basta un aumento di pochi centesimi al litro per generare migliaia di euro di spesa in più all’anno per ogni mezzo pesante”. Secondo l’associazione, questo scenario rischia di produrre effetti a catena su tutta la filiera logistica, con possibili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci e sui prezzi dei prodotti per i consumatori.
L’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna evidenzia una crescita costante del prezzo del diesel negli ultimi anni: nel 2021 circa 1,35 euro al litro; nel 2022 con la crisi in Ucraina salito a 1,65 euro al litro (+22,3%); nel 2026 oltre 2 euro al litro. Se con il prezzo di 1,65 euro il carburante incideva per circa il 50% dei costi operativi, oggi la percentuale supera l’85%, mettendo in seria difficoltà le imprese del settore.
Impatto sull’economia dell’isola
In Sardegna il comparto dell’autotrasporto ha un ruolo cruciale. Secondo i dati del settore, operano oltre 1.500 imprese artigiane con più di 4.000 addetti, che movimentano circa l’80% delle merci all’interno dell’isola.
A questo si aggiunge il fatto che oltre il 90% dei prodotti destinati alla Sardegna arriva via nave, rendendo la logistica stradale fondamentale per la distribuzione delle merci sul territorio.
Secondo l’associazione, l’aumento dei prezzi non sarebbe spiegato soltanto dalle tensioni internazionali. Un segnale in questo senso arriverebbe anche dall’andamento dell’Hvo, il carburante di origine vegetale sempre più utilizzato come alternativa al diesel.
“Il caso dell’Hvo è emblematico, perché si tratta di un combustibile di origine vegetale che non dipende dal petrolio né dalle aree di crisi geopolitica legate all’estrazione del greggio. La sua produzione è prevalentemente europea e in parte anche italiana. Eppure stiamo registrando rincari importanti anche su questo carburante”.
Per Confartigianato Trasporti Sardegna proprio questa dinamica suggerisce che gli aumenti non siano legati esclusivamente ai conflitti o al prezzo del petrolio, ma possano essere influenzati anche da fenomeni speculativi.
Le richieste
Per affrontare l’emergenza, Confartigianato Sardegna invita le aziende dell’autotrasporto a utilizzare la clausola di adeguamento al costo del carburante (fuel surcharge) nei contratti di trasporto, uno strumento previsto dalla normativa ma spesso non applicato, soprattutto nei contratti non formalizzati. L’appello alle istituzioni nazionali è di monitorare attentamente l’andamento dei prezzi dei carburanti e di adottare strumenti in grado di garantire maggiore trasparenza e stabilità nel mercato energetico.
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