L’esplosione del conflitto nel Golfo, alimentato dalle operazioni militari di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, sta generando ripercussioni dirette sulle finanze delle famiglie italiane. La massiccia offensiva su Teheran e la successiva reazione a catena che ha incendiato l’intero scacchiere mediorientale hanno innescato una crescita repentina dei costi energetici e dei carburanti. Questo fenomeno è chiaramente documentato dai dati quotidiani dell’osservatorio dei prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che evidenziano una variazione significativa nell’arco di sole ventiquattr’ore.
In Sardegna, l’impennata dei prezzi tra la mattina del 3 marzo e quella odierna è evidente: il costo medio del gasolio in modalità self-service è balzato da 1,762 a 1,838 euro al litro, mentre la benzina ha subito un rincaro passando da 1,700 a 1,743 euro. Al contrario, il prezzo del Gpl è rimasto pressoché invariato, facendo registrare un aumento infinitesimale da 0,798 a 0,799 euro.
Questi rincari posizionano l’Isola, insieme alla Liguria, al quarto posto nella classifica delle regioni più care d’Italia, preceduta soltanto dalla Calabria, che detiene il primato per il gasolio a 1,848 euro, dalla Valle d’Aosta e dalle province autonome di Trento e Bolzano.
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