La Sardegna è stata colpita tra il 18 e il 21 gennaio da fenomeni atmosferici molto intensi, che in alcuni territori hanno prodotto danni consistenti. Lo ha potuto constatare anche il ministro Nello Musumeci, in visita a Cagliari e nell’hinterland per verificare le conseguenze del ciclone Harry.
Ma come avvengono questi fenomeni, in che modo siamo in grado di prevederli e quindi agire per prevenire eventuali pericoli?
Dario Secci è meteorologo e tecnico di sistemi di monitoraggio Agro-Meteorologico e Idro-Meteorologico di Baku Meteo. Lavora anche con la Cae di Bologna, azienda leader in Italia per il monitoraggio idrometeorologico. Da anni segue l’andamento degli agenti atmosferici, consentendo ai diverse comunità e territori sardi di essere sempre informati.
È un aiuto per provare a comprendere cosa è accaduto e in che modo la Sardegna ha agito in termini di prevenzione.
Quando inizi ad avvicinarti alla meteorologia e qual è il percorso che hai fatto per arrivare poi alla realizzazione di Baku Meteo?
Inizio da quando ero bambino. Mio padre era appassionato di fenomeni atmosferici e mi aveva trasferito quella vocazione. Andavamo in balcone a guardare i temporali. Avevo la tendenza a osservare tutto ciò che era legato alla meteorologia: le gelate, il tipo di vento… sempre sotto la guida di mio padre. Se n’è andato via troppo presto, ma la passione per la natura, il meteo e la geografia mi è rimasta. Dopo che è deceduto mi sono messo a fare un po’ di lavoretti in scantinato. Il primo termometro arriva a 12 anni quando ho creato un supporto in legno per la caldaia. Poi io sono di Asuni, un paese che ha un clima dove di notte fa piuttosto freddo. Le nevicate non erano rare, anche se era più frequente il ghiaccio. La passione è cresciuta così. Più avanti mi sono organizzato un supporto di legno e piombo per un termometro a mercurio che mi era stato regalato. Quella è stata la mia seconda “stazione meteorologica” dalle scuole medie alla seconda superiore. Da lì ho iniziato a prendere i primi dati ogni giorno. Nel frattempo ho anche iniziato a frequentare online dei forum di meteorologia. Come quelli di Bruncu Spina. Essendo interessato alle condizioni della neve, sono stati il mio primo sito riferimento con Enrico Cadau. Mi hanno aperto al mondo alla meteorologia moderna. Nei primi anni 2000 ho acquistato la mia prima stazione meteorologica e proprio Enrico Cadau mi ha aiutato a configurarla e a metterla online. Stiamo parlando del 2006, avevo poco più di 20 anni.
Hai iniziato subito a lavorare come meteorologo?
No. Ho studiato al tecnico industriale alle superiori. Dunque ho iniziato a lavorare come elettricista. Sapevo che non sarebbe stata la mia professione, così a seguire ho deciso di iscrivermi all’università nella facoltà di Scienze naturali. Ovviamente lì si apre tutto un altro mondo e tantissime strade. Chiaramente Scienze naturali non approfondisce la meteorologia, non ci sono esami specifici sull’argomento. Per me era una base. Poi ho fatto un percorso di studi all’estero in idrologia e meteorologia proprio per approfondire le conoscenze. Dopo di che sono rientrato in Sardegna e mi sono laureato con una tesi sulla distribuzione delle precipitazioni nel territorio.

Perché Baku Meteo?
Dopo la laurea, avevo la mia stazione meteorologica. Ho pensato di farne una attività professionale. All’inizio ho valutato vari nomi. Mi sono fatto aiutare da mia sorella che mi ha suggerito Baku, che è una creatura mitologica giapponese invocata spesso per risolvere i problemi. Poi in sardo significa “guado”, ci sono dei toponimi legati alla idrologia. Inizialmente è stato difficile emergere perché Baku è anche la capitale dell’Azerbaigian e quindi le ricerche si mischiavano. Poi col passare degli anni, il nome – nel panorama regionale – non andava a mischiarsi con gli altri siti meteo. Rivelandosi quindi un nome adatto.
Come nasce e come si è sviluppato il progetto fino ad oggi?
Inizialmente l’idea era quella di realizzare delle piattaforme attraverso il quale dare a enti pubblici e privati la possibilità di condividere il paesaggio e i dati meteo. Come era iniziato agli albori Sardegna Clima di Enrico Cadau e Andrea Murgia. Coi quali poi ho fondato nel 2012 una associazione senza scopo di lucro con focus sul clima e il meteo della Sardegna, e sull’espansione della rete meteorologica che inizialmente contava poche stazioni. Con Baku Meteo ho iniziato con l’installazione ad Asuni di un portale meteo con immagini in diretta dalla vedetta comunale al paesaggio. Dopo di che l’attività ha avuto l’espansione fino ad arrivare ai giorni nostri. Di pari passo ho allargato il supporto ai territori col ramo dell’agrometeorologia, con previsioni sia meteorologiche che di rischio fitosanitario. Dunque il lavoro principale che facciamo è il monitoraggio del territorio con le stazioni meteo e dunque le webcam in diretta, che ci permettono anche di avviare un supporto di sicurezza ambientale. Con ausilio anche agli organi di protezione civile locale.
Qual è il lavoro abituale del meteorologo? In che modo ogni giorno sei in grado di prevedere cosa accadrà in Sardegna?
Dipende dal ruolo che hai. Ognuno si occupa di un ramo differente. Non è un lavoro fatto a stampino. La mia routine, per quanto riguarda la mia attività, parte dall’analisi dei dati e della rete da me gestita. Quindi l’analisi e la coerenza dei dati misurati, il funzionamento hardware. Dopodiché, ci si concentra soprattutto sulle aree di previsione che seguo con la consultazione dei modelli, sia i modelli del giorno precedente che quelli freschi freschi della notte. In caso di richiesta di previsione nell’immediato, si lavora nell’osservazione dei dati in tempo reale delle immagini satellitari e delle immagini radar.
Il lavoro del meteorologo impegna tantissimo tempo. Hai modo di viverti passioni e momenti di qualità in famiglia?
Si, certo. La meteorologia ovviamente rimane una passione, anche se nel tempo è diventato un lavoro. Ma è bene sviluppare altri interessi. Ad esempio adoro la musica quindi mi sono rimesso a canticchiare, e organizzo serate con amici. Nel fine settimana mi dedico di più alla famiglia. Ho una vita piena, non mi annoio. Ci sono i viaggi, ho fatto un corso da sommelier, ho lavorato la birra e il vino in casa. Poi con la bella stagione l’atletica prende il sopravvento sulle altre passioni.

Che tipo di stagione stiamo vivendo?
Apparentemente normale, soprattutto in queste settimane con piogge molto abbondanti. Sembra di tornare un po’ indietro nel passato. Di fatto, dal punto di vista termico, sono condizioni più tipiche dell’autunno. Le temperature sono costantemente sopra la media. La neve è stata un episodio, seppur molto abbondante, a novembre. In questi giorni lo spessore è fortemente sotto media. Certo, venendo da annate molto siccitose, con nevicate assenti, va da sé che qualcuno pensi che sia una stagione normale.
In che modo l’aumento della temperatura globale influenza l’intensità degli eventi atmosferici in Sardegna?
Ovviamente il fatto che le temperature medie siano più alte può aver influito sulla violenza dei fenomeni della perturbazione Harry. Temperatura più alta significa calore, calore significa energia e questa energia viene dissipata. Abbiamo così un aumento della velocità del vento e dell’umidità atmosferica. Tradotto: significa piogge più intense e abbondanti. Alcuni climatologi stimano che, a causa del riscaldamento globale, l’intensità della perturbazione Harry possa essere stata circa il 10% superiore rispetto a quanto sarebbe avvenuto in un clima non alterato dall’aumento delle temperature globali.
Che tipo di lavoro di prevenzione andrebbe fatto nella gestione di fenomeni meteo magari estremi?
Bisogna agire su più fronti. Sicuramente la prevenzione dei rischi immediati e poi la pianificazione per contenere le immissioni di gas serra in futuro. La prima è quella di più immediato impatto: lo vediamo coi nostri occhi quello che accade con le mareggiate, le esondazioni. Quindi, ad esempio, bisogna evitare di costruire nelle zone a rischio. Servono grossi investimenti: mettere in sicurezza i territori deve essere la priorità dei prossimi decenni. Ovviamente nell’ottica della prevenzione non dobbiamo mai dimenticarci l’importanza di attivare sistemi di allertamento e monitoraggio meteorologico e idrometrico. In più la formazione di personale di protezione civile. La macchina regionale, nel contenere la perturbazione Harry, ha funzionato bene. Siamo molto in ritardo invece sulla riduzione dei gas serra, ma – come si vede – attuare queste politiche non è semplice. Tu pensa che se oggi dovessimo spegnere tutte le fabbriche, tutte le automobili responsabili dell’aumento del gas serra, si stima che ci vorrebbero decenni se non secoli per tornare alle condizioni climatiche preindustriali. Quindi è per questo che non è di immediato impatto.
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