Elisoccorso (Archivio Cagliaripad)

Non sono ancora stati retribuiti gli straordinari del 2023 eseguiti del personale impiegato nel servizio di elisoccorso della Sardegna, dislocato nelle tre sedi operative di Olbia, Elmas ed Alghero.

L’ultimo pagamento del lavoro extra effettuato nell’ultimo trimestre 2022, infatti, è stato disposto lo scorso mese di febbraio mentre per le prestazioni eseguite da gennaio fino ad oggi ancora non hanno ricevuto alcun pagamento oltre alla paga base.

La denuncia arriva in Consiglio regionale con una interrogazione presentata dai Progressisti, con primo firmatario Gian Franco Satta, i quali chiedono conto al presidente Solinas e all’assessore della Sanità Doria, le ragioni del ritardo e soprattutto di valutare la possibilità di intervenire prontamente per risolvere la questione.

Il servizio di elisoccorso è gestito dall’Areus e va ad integrare l’attività di soccorso di emergenza ed urgenza già effettuata dai mezzi su gomma. Attualmente sono impiegati tre elicotteri negli aeroporti di Elmas, Olbia ed Alghero e operano 365 giorni all’anno h/24.

“Non ci sono parole”, dichiara Satta. “Non è possibile che un lavoratore, in questo caso impiegato in servizi fondamentali a tutela della salute di tutti, debba patire trattamenti denigranti come questi. Si svilisce la professionalità del lavoratore, si denigra il lavoro svolto e soprattutto si incentiva la fuga di tante e tanti professionisti dal pubblico”.

“Non è possibile che nel 2023 molti medici debbano riscuotere quasi 25.000 euro per prestazioni straordinarie già svolte nei primi sei mesi dell’anno, è oltremodo inaccettabile. Peraltro, in alcuni casi l’attività viene svolta da medici specialisti che operano già in strutture sanitarie e che accettano di turnare nel servizio di elisoccorso per scelta personale ma anche per carenza di personale da impiegare esclusivamente in quel servizio”.

“Mi chiedo se tra un rinvio e l’altro delle fantomatiche riunioni di maggioranza, il presidente Solinas e il suo assessore della Sanità, oltre a pianificare nuovi ospedali, abbiano anche il tempo di discutere sulle condizioni attuali della sanità sarda oramai allo sfascio. Credo che vi siano molte priorità da affrontare e nel poco tempo rimasto, piuttosto che pianificare misure di facciata volte a camuffare la loro inadeguatezza, bene farebbero a tornare su questo pianeta, possibilmente in Sardegna, e provare almeno a salvare il salvabile prima che sia veramente troppo tardi”.

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