Per il gruppo Sider Alloys che ha acquistato lo stabilimento ex Alcoa di Portovesme “l’operazione nasce con l’obiettivo di allargare l’attività alla produzione di alluminio, insediandoci in un mercato molto rilevante per l’utilizzo di questo metallo, ed è anche un segnale di fiducia verso l’Italia, il mio Paese d’origine”.
Così in una nota Giuseppe Mannina, amministratore delegato di Sider Alloys, società svizzera con sede a Lugano. Il gruppo ha chiuso il 2017 con ricavi aggregati per oltre 600 milioni di euro, è stato creato nel 2010 e opera nella distribuzione di ferroleghe per il settore metallurgico in oltre 30 paesi.
“Siamo molto soddisfatti per la conclusione dell’accordo, che è stata possibile grazie all’impegno del ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, e alla collaborazione di Invitalia, destinata ad accompagnarci anche nei prossimi passi dell’operazione – continua la nota di Sider Alloys – Un supporto importante è arrivato dalle organizzazioni sindacali e in particolare da Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl”.
L’acquisizione dell’impianto di Portovesme da parte di Sider Alloys “comporta un investimento di 135 milioni di euro destinati a riavviare l’impianto e ad adeguarlo alle tecnologie di ultima generazione”, si legge nella nota diffusa dall’azienda.
Nell’operazione Portovesme, Sider Alloys “si è avvalso dell’assistenza di Trim Corporate Finance, società fiorentina specializzata nella finanza straordinaria per le imprese, presieduta da Gabriele Cappellini, ex ad del Fondo Italiano di Investimento. Advisor per la parte legale l’avvocato Matteo Treccani (studio Gitti & Partners), per la parte fiscale e societaria Stefano Corti (Corti & Associati di Firenze) e per le tematiche ambientali il professor Umberto Di Matteo”, conclude la nota.